Racket per conto del clan Mallardo a Giugliano, 3 condanne

Condannati tre estorsori del clan Mallardo
Condannati tre estorsori del clan Mallardo
Venticinque anni e 4 mesi di reclusione rispetto ai 30 richiesti dall’accusa. Questa la sentenza emessa dal Gip Dott. Fabrizio Finamore, a seguito di giudizio abbreviato, in presenza del pubblico ministero della DDA Dott.ssa Antonella Serio, verso 3 soggetti accusati di estorsione per conto del clan Mallardo.  Vitiello Francesco condannato a 10 anni 10 di reclusione, difeso dagli avvocati Sergio Aruta e Giovanni Marrone (il PM aveva chiesto 10 anni);
Napolano Marino ad anni 8 di reclusione, difeso dall’avvocato Luigi Poziello (il PM aveva chiesto 10 anni di reclusione);
Poziello Vincenzo Fabio ad anni 7 mesi 4 di reclusione, difeso dagli avvocati Nello Palumbo e Raffaella Terrestre (il PM aveva chiesto 10 anni di reclusione).

 fatti

Due persone (Poziello e Napolano) si presentarono presso un cantiere edile all’interno di un noto parco nel centro storico di Giugliano, dove erano in corso lavoro di ristrutturazione, e rivolgendosi ad un operaio rivolsero le seguenti parole “dovete mettervi a posto con il masto di Giugliano” altrimenti dovevano andare via. Uno dei soggetti mostrò anche la pistola che aveva nei pantaloni. Dieci giorni dopo i due soggetti si recavano nuovamente sul cantiere e chiesero se si fossero messi a posto con “gli amici di Giugliano”. La vittima chiese spiegazioni su chi fossero questi “amici di Giugliano” avendo sentito dire che a Giugliano comandava il clan Mallardo ed entrambi rispondevano “sempre noi siamo”.  A quel punto la persona chiese  come fare per potersi “mettere a posto” e gli rispondevano che doveva incontrare un soggetto chiamato “o cavallo” (Vitiello) il quale gestiva e decideva l’entità della somma da versare.

L’appuntamento e il racket del clan Mallardo a Giugliano

A tal fine gli davano appuntamento per il giorno seguente presso il bocciodromo di Giugliano. Dissero che che se non si fosse presentato gli avrebbero fatto del male. Il giorno seguente Napolano conduceva la vittima all’incontro con Vitiello. Quest’ultimo intimò la consegna della somma di 7.000 euro. Ben 4.000 doveva versarli in quella settimana e la restante somma entro il mese successivo, minacciando che, in caso negativo, avrebbero sparato a chiunque. Nei giorni seguenti furono consegnati a Napolano prima 2500 euro poi 1500 euro. Sempre Napolano intimò la consegna della restante somma per il mese successivo, consigliando di non fare scherzi “altrimenti sapevano come fargliela pagare”.

Le vittime, convocate dai carabinieri che già avevano avviato le indagini, hanno confermato sia la presenza dei soggetti sul cantiere che le conseguenti minacce, ed hanno fornito anche particolari sulla fisionomia dei soggetti.

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