Cumuli di rifiuti a pochi metri dalle case, la periferia terra di nessuno

(Due scatti emblematici - Vincenzo Maria Stornaiuolo)

Una piramide geometrica, composta da cerchi di gomma, uno sopra l’altro. No, non è un’opera d’arte contemporanea e, no, niente di nuovo dalla periferia napoletana. Quei cerchi di gomma sono pneumatici abbandonati, pronti ad essere bruciati e qui continua ad essere terra di nessuno. Non che ci sia il bisogno di un despota o un comandante per avere una gestione ordinaria dei territori, sia chiaro. C’è bisogno di volontà. Solo questo. Con la volontà, ad esempio, l’amministrazione cittadina avrebbe piazzato, ben nascoste, un paio di telecamere. Ad esempio, di nuovo, tra i pilastri dell’Asse Mediano che poggiano in località Vignitella, a Giugliano. Siamo nei pressi della zona A.S.I. di Ponte Riccio, per intenderci. Sapete cosa vuol dire la sigla A.S.I.? Area a Sviluppo Industriale. No, non c’è alcuno sviluppo a Ponte Riccio, tantomeno industriale (al netto dei pochissimi coraggiosi, ovviamente). Ci sono tre campi rom, due dei quali estesi quasi come piccoli borghi centroitaliani. Magari fossero come i borghi centroitaliani: sono ghetti al contrario, dove l’integrazione non entra e non esce.

La periferia figlia dei tre “nessun”

E poi ci sono le discariche, ovviamente. Molte, troppe. Alcune anche datate. Molti di noi hanno addirittura i ricordi legati a quella o questa discarica. Le discariche, in periferia, hanno scandito il passare del tempo. Cava Giuliani, Cava Riconta, Taverna del Re, Resit 1 e 2. Soprattutto, l’area Vasta che su Ponte Riccio ci si affaccia. Si potrebbe pensare che lo sviluppo industriale pensato per l’area di Ponte Riccio sia questo: monnezza, su monnezza, su monnezza, su monnezza. Nessun controllo, nessuna direttiva, nessuna regola: sono i tre “nessun” che hanno generato lo stato attuale delle cose. Una periferia terra di nessuno. Un non-luogo dove comunque abitano persone. Dove crescono ragazzini, nuove generazioni. Dove piccoli agricoltori provano a mantenere in vita l’unico lavoro che sanno fare. Intanto, il tempo passa, il Paese reale va avanti ma in periferia tutto resta sempre uguale. Nessuno punisce chi sversa, nessuno gestisce l’espansione delle baraccopoli, nessuno promuove un piano di sviluppo industriale. Sostanzialmente, nessuno sa cosa fare. Intanto, nell’anno domini 2019, c’è ancora chi scarica di tutto sul ciglio della strada. Un “nessuno” figlio dei tre “nessun”.