Raid armato a Sant’Antimo, la famiglia di Gaetano scrive a Mattarella e Bonafede

Chiedono che venga a galla la verità i familiari di Gaetano Barbuto Ferraiuolo, il ragazzo di Sant’Antimo brutalmente aggredito che ha subito l’amputazione delle gambe, e per questo lanciano un appello. In una missiva indirizzata al Presindente della Repubblica e al Ministro della Giustizia, i familiari di Gaetano hanno ricostruito tutta la vicenda. Dalla notte del raid alla scarcerazione dei tre presunti aggressori, passando per la lunga degenza e la riabilitazione.

Il testo della lettera

“Vogliamo fare un appello sia al Presidente della Repubblica Mattarella, sia al Ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede. Siamo I familiari di Gaetano Barbuto – scrivono – il ragazzo gambizzato a Sant’Antimo il 20 settembre verso le 23 in Corso Europa a Sant’Antimo. Vi vogliamo raccontare come sta procedendo il percorso. Gaetano quella sera di settembre, fu massacrato di botte, gli ruppero la testa con il calcio della pistola più volte, gli spaccarono il bacino, gli hanno sparato 7 colpi di pistola partendo dalla vita in giù. Fu chiamato il 118 e portato all’ospedale di Frattamaggiore, il giorno dopo lo dovettero trasferire al policlinico vecchio a Napoli. Gaetano ha subito diverse operazioni, tra cui l’amputazione delle gambe ed è rimasto una quindicina di giorni sospeso tra la vita e la morte”.

“I suoi aguzzini – continua la missiva – furono catturati circa una ventina di giorni dopo, grazie al grande lavoro svolto dalle” forze dell’ordine”, e messi in cella. Ma qualche giudice ha pensato bene che, quei delinquenti, non dovevano stare in carcere, derubricando l’omicidio e facendoli tornare in strada. Vedete sig. Presidente della repubblica e ministro della giustizia, noi familiari di Gaetano vorremmo che, ci siano delle ispezioni su questo caso, che si faccia reale chiarezza. Vogliamo rammentarvi che quei delinquenti sono in libertà e magari potrebbero gambizzare altre persone. Noi vogliamo giustizia e chi meglio di voi può vigilare? La legge faccia la legge e non si associ”.