Schiavone Jr torna a parlare: «Zagaria voleva uccidermi, e io volevo uccidere lui»

(I boss Michele Zagaria e Nicola Schiavone, in scatti di repertorio - archivio InterNapoli)

Convocato dai giudici, torna a parlare Nicola Schiavone – o Schiavone Jr -, figlio del boss Francesco “Sandokan” Schiavone. E, come di consueto dopo ogni confessione, le sue parole fanno rumore. Tanto da scuotere il sottobosco criminale campano. E non solo. Nicola Schiavone è un criminale di primo livello, per anni agli apici del clan dei Casalesi, uno dei sodalizi criminali più violenti ed efficaci di sempre. Fino alla cattura e caduta dei giganti che ne hanno fatto le fortune criminali, almeno. Il pentimento di Nicola Schiavone – ma non solo il suo – è un’emblema, un segnale del tramonto del clan che ha conquistato tutta l’area casertana, riducendola spesso e volentieri a pattumiera d’Italia per i propri interessi. Interessi che, in larga scala, sono ancora attivi in tutto il mondo. Nicola Schiavone, dicevamo. I giudici lo hanno chiamato a testimoniare nel processo che vede alla sbarra un altro super boss, Michele Zagaria, l’ex Sindaco di Casapesenna, Fortunato Zagaria e all’ex consigliere comunale Luigi Amato per le minacce ad un altro ex Sindaco di Casapesenna, Giovanni Zara.

Schiavone Jr racconta del piano per ucciderlo messo in atto da Zagaria

Nicola Schiavone, ogni volta che parla, diventa un fiume in piena. E, quasi sempre, l’obiettivo – chiaro o sottinteso – è sempre lo stesso: peggiorare la posizione di Michele Zagaria. La loro è una storia criminale lunga e non sempre idilliaca, nonostante entrambi avessero “combattuto” fianco a fianco la guerra criminale per la conquista del nord della Campania (e non solo, nda). Ogni occasione è giusta per arricchire la narrazione del nemico giurato. Ogni volta, i racconti di Schiavone Jr sono come mandate date alla serratura della cella nel carcere di massima sicurezza in cui è rinchiuso (al 416 bis) Michele Zagaria. Anche questa volta, dunque, non fa eccezione. Schiavone ha ripercorso la nascita delle ostilità e ciò che trapela dai verbali delle deposizioni rende bene l’idea. Tutte le paranze lavoravano per potenziarsi ed arricchirsi ma, contemporaneamente, cedevano una parte dei guadagni alla cassa comune del clan. La ricchezza comune del clan era importante come quella delle singole paranze o famiglie.

Quando Zagaria smise di versare la sua quota di 80mila euro, la rottura fu definitiva. La cassa del clan era gestita proprio da Nicola Schiavone. In modo eccellente, va detto. Mai nessuno si è lamentato con lui, in tanti anni di egemonia Casalese. Ogni affiliato, di ogni rango e paese, ha puntualmente ricevuto la mazzetta a fine mese. Quando Michele Zagaria conquistò l’area di Caserta città e le province a nord, con l’uccisione di Antonio Salzillo (nipote del boss dei boss, Antonio Bardellino), Schiavone Jr decise che era ora di passare dalle parole non dette ai fatti. Ne parlò con altri due boss che erano del suo stesso avviso: Antonio Jovine e Antonio Panaro. Assieme raccolsero informazioni dettagliate su ogni aspetto della quotidianità di Zagaria, su ogni sua abitudine. Lo avrebbero eliminato al momento giusto. D’altra parte, però, un boss dallo spessore criminale come quello di Michele Zagaria non può non accorgersi di ciò che accade intorno a lui. Senza indugiare, cominciò a fare lo stesso. Fu una vicendevole condanna a morte, mai urlata in faccia ma effettiva.

Il giochetto della vacanza a Valencia

Zagaria, racconta Nicola Schiavone, cadde in un suo tranello. Un informatore della famiglia Schiavone riferì l’imbasciata: “Zagaria sta raccogliendo informazioni su di te. Ha la pistola carica“. Per accertarsene e per capire chi effettivamente fosse il Giuda che riportava informazioni al boss nemico, Schiavone Jr simulò un passo falso. Sparse la notizia di sue imminenti vacanze a Valencia. Lo disse a poche persone. Il Giuda si rivelò essere Antonio Basco. Successivamente, un informatore di Nicola Schiavone gli riferì che Zagaria stava cercando una sistemazione temporanea a Valencia. Sarebbe stata una strage di Duisburg in versione Casalese, senza alcun dubbio.