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“Ti prego, porta i soldi subito”, costretto a pagare per liberare il figlio

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Un quadro indiziario grave, preciso e concordante hanno portato all’arresto di 4 giovani, di cui un minore, ritenuti responsabili – a vario titolo – dei reati di sequestro di persona a scopo di estorsione, al termine di un’attività investigativa coordinata dalla Direzione Distrettuale antimafia di Trieste.

Operazione Ricatto di Sangue

L’operazione Ricatto di Sangue mette in luce il cinico sfruttamento del legame più profondo, quello tra padre e figlio, utilizzato dagli indagati come leva per ottenere denaro con modalità violente e spregiudicate. La vittima, un 21enne, è stata attirata con un pretesto all’esterno della struttura in cui si trovava e fatta cadere in un tranello, quindi accerchiata da quattro individui, bloccata con forza, minacciata anche con armi e costretta a salire a bordo di un’autovettura, dove ha vissuto momenti di autentico terrore, trattenuta contro la propria volontà, aggredita e sottoposta a pressioni sempre più gravi fino a essere obbligata a contattare un familiare per ottenere denaro.

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“Papà sono in pericolo”

Sotto minaccia e violenza dei quattro, il giovane riusciva a telefonare al padre in vivavoce implorando aiuto – “Papà, ti prego, porta i soldi subito… fai presto, sono in pericolo” – parole che restituiscono tutta la drammaticità della vicenda e la totale assenza di scrupoli degli aggressori, che hanno deliberatamente fatto leva sull’affetto e sulla paura per piegare la volontà del genitore. Determinante si rivelava il coraggio del padre che, percepita immediatamente la gravità della situazione dalla voce del figlio, in piena notte si precipitava sul luogo indicato e consegnava il denaro richiesto pur di ottenere la sua liberazione.

L’analisi delle chat

Dopo aver ricevuto la segnalazione, la Squadra Mobile di Pordenone ha avviato un’attività investigativa che, attraverso l’analisi delle chat di messaggistica e dei sistemi di videosorveglianza, ha consentito in tempi rapidi di ricostruire con precisione l’intera dinamica dei fatti e di identificare con certezza i quattro responsabili. Al momento dell’esecuzione delle misure, venivano effettuate delle perquisizioni personali e locali con l’ausilio delle unità cinofili della Polizia locale di Pordenone.

Il quadro emerso è particolarmente allarmante e restituisce l’immagine di un gruppo estremamente pericoloso, composto da giovani già noti alle forze dell’ordine che hanno agito con estrema spregiudicatezza e disinvoltura criminale, abituati a vantarsi sui social network dove pubblicavano immagini in cui esibivano armi da taglio e atteggiamenti violenti, a conferma di una preoccupante inclinazione alla sopraffazione e all’illegalità.

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