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domenica, Maggio 22, 2022
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«Non erano trattati da fratelli», il pentito racconta i malumori di quelli di Arzano contro Melito


Ha rilasciato decine di pagine e pagine di verbali. E’ lui il nuovo, grande accusatore degli Scissionisti (leggi qui l’articolo precedente) e del gruppo delle palazzine di Arzano. Tsvetan Sabev, detto Sasà il bulgaro, è il pentito che tra gli altri ha fatto luce sul gruppo dell’hinterland e sulle figure di Pietro e Pasquale Cristiano. Ingegnere elettronico dell’Est, per anni un fidato di Raffaele Amato. Sasà era lo specialista a servizio del gruppo Amato per la bonifica di auto, appartamenti, covi, dalle microspie e tecniche per rendere vani i sistemi di intercettazione delle forze dell’ordine. Coinvolto in diverse inchieste, in particolare quella eseguita dai carabinieri del nucleo investigativo di Castello di Cisterna. Tra queste quella a carico di sette indagati affiliati al clan camorristico degli Scissionisti, accusati, a vario titolo, di associazione di tipo mafioso e associazione finalizzata al traffico di stupefacenti. I suoi verbali contengono più di un riferimento all’omicidio di Ciro Casone, referente dei Moccia ad Arzano ucciso (insieme all’innocente Vincenzo Ferrante) il 28 febbraio del 2014.

I gruppi interni agli Scissionisti

Sabev in passato è stato molto vicino al gruppo di Arzano e in particolare al ras Renato Napoleone, uno degli imputati al processo Casone. Sasà ha rivelato ai magistrati quello che era l’organigramma del sottogruppo di Arzano e i loro rapporti con il ras Ciro Mauriello, uno dei ‘pezzi da novanta’ dei melitesi. “Il gruppo di Arzano, nella persona di Pierino, padre di Pasquale, mi è stato presentato da Raffaele Tortora: quest’ultimo mi ha presentato Pierino come “responsabile di Arzano”. Io ho aperto una trattativa economica con Pierino, presente il Tortora ed abbiamo fissato 1000 euro al mese; poi il Tortora è andato vía, era presente alla decisione dei 1000 euro. Anzi preciso che quando il Tortora mi ha detto che dovevo incontrare il gruppo di Arzano io ho chiarito che volevo essere pagato, perché a mia domanda se quelli di Arzano erano Amato-Pagano, lui mi ha risposto di no, ovvero che erano “amici e fratelli nostri”. Dopo qualche giorno dall’incontro con Pierino, presente il Tortora, il primo mi ha presentato a casa sua ad Arzano, il figlio Pasquale, ed ha specificato che quest’ultimo era il capo del gruppo. Sia Peppe (Giuseppe Monfregolo ndr) della foto che Pasquale mi hanno detto che nonostante fossero “amici e fratelli” degli Amato-Pagano non venivano trattati come tali, cioè non gli davano “il lavoro” ossia la droga. Come ho già riferito, per come dettomi da Napoleone, il gruppo di Arzano gli pagava lo stipendio mensile sin dal 2014; prima, io so per certo che il Napoleone sino al suo arresto era uno dei vertici del clan Amato-Pagano, un killer e percepiva da Melito i soldi; so che era in quota sulle piazze di spaccio, ma non so altri particolari”.

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