MARANO – Sarà un lungo braccio di ferro quello tra l’amministrazione comunale di Marano e i suoi cittadini sul fronte del pagamento delle bollette idriche pregresse per cui il Comune è passato all’incasso. Una querelle che si trascina già da cinque anni e che si gioca nelle aule dei tribunali e presso l’ufficio del giudice di pace, a colpi di ricorsi, appelli e sentenze in favore dell’una o dell’altra parte.
L’oggetto del contendere è il pagamento delle bollette idriche che fanno riferimento agli anni 1991-1997: il comune sostiene di vantare a pieno titolo crediti per circa dieci milioni di euro nei confronti di tutti quei cittadini che non hanno provveduto al pagamento delle bollette negli anni passati. I cittadini, dal canto loro, si sono organizzati e riuniti per presentare ricorsi collettivi, sostenuti anche da alcuni partiti d’opposizione (Forza Italia e Alleanza Nazionale in testa), contro le richieste di pagamento avanzate dal Comune, ritenute ingiuste per molteplici ragioni. «Innanzitutto – protestano coloro che hanno presentato i ricorsi – c’è un termine di prescrizione che è stato abbondantemente superato, e il Comune è andato ben oltre i cinque anni previsti dal codice civile. Inoltre, la mancanza dei contatori per la lettura dei consumi ha fatto propendere il Comune per l’applicazione del criterio di un consumo presuntivo, che però non è applicabile in questi casi».
E proprio su questi due aspetti sono stati chiamati a giudicare, in circostanza diverse, il tribunale di Napoli, la Corte d’Appello e il responsabile dell’ufficio del giudice di pace a Marano. In un primo momento quest’ultimo si era espresso in favore del Comune, respingendo il ricorso di 41 cittadini che avevano puntato sul decorso dei termini per dichiarare illegittima la pretesa di pagamento. Diverso invece l’orientamento di tribunale e Corte d’Appello: nella causa intentata dal Parco di Maro contro l’ente comunale, prima è stato respinto il criterio del calcolo presuntivo praticato dal Comune, poi il ricorso in Appello del Comune, sancendo ancora una volta l’irregolarità del metodo.
A questo punto si apre un nodo cruciale per l’amministrazione, e cioè se continuare o meno su questa strada. Il sindaco Mauro Bertini dissipa ogni dubbio e dichiara: «Nessun dubbio, noi procederemo su questa strada. Cominceremo col presentare un ricorso in Cassazione contro la sentenza della Corte d’Appello, poi porteremo avanti le altre cause che ci vedono contrapposti ai ricorrenti. Chi ha consumato l’acqua deve pagarla, non è possibile farla franca puntando su cavilli burocratici. Troveremo il modo per passare all’incasso».
AMEDEO PUGLIESE – Il Mattino 23 marzo 2003
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