di PINO TAORMINA
Veleni vicino casa, sulle coltivazioni mischiate a fertilizzanti, oppure ammassati dove capita. E, soprattutto, dove conviene. È la mappa dello smaltimento fai da te: un dossier della Asl Napoli 2 che fa salire l’allarme. Numeri da brividi: negli ultimi sei mesi i funzionari del dipartimento di prevenzione, diretti da Armando Orlando, hanno eseguito decine di sequestri di terreni trasformati in discariche abusive. Complessivamente quasi 400 mila metri quadrati di superficie messi sotto sigillo e duemila tonnellate di rifiuti scaricati abusivamente. I casi più eclatanti a Ischitella, dove i sanitari a fine gennaio hanno scoperto uno sversatoio di liquami e surplus chimico-organico provenienti da una condotta completamente clandestina.
A Marano c’è invece chi, in un fondo agricolo, scaricava copertoni e materiale di risulta dei cantieri edili. E a poca distanza c’erano delle coltivazioni. A Licola, invece, nel mezzo di riserve naturali, due alvei sono stati trasformati in un deposito di rottami d’auto, di elettrodomestici (lavatrici, frigorizeri, forni) fuoriuso e di carcasse di motorino. A Cuma, poi, nell’ultimo monitoraggio all’interno del depuratore, fanghi e spazzatura venivano accatastati al di fuori dei luoghi consentiti. Tra i Campi Flegrei, Varcaturo e Giugliano non c’è un solo angolo che non si arricchisca giorno dopo giorno di continui cerchi rossi.
Un elenco del disonore. Basta poco per trasformare una terreno o un’oasi di verde in una discarica illegale. Il dirigente del Settore Ambiente della Asl Na2, Michelangelo Luongo, spiega: «Molti continuano a ritenere più conveniente smaltire i rifiuti dove capita piuttosto che nei centri di stoccaggio o nelle discariche. I danni all’ambiente e alla salute sono potenzialmente molto elevati. Ma questo non sembra scoraggiare molte persone». La coscienza ecologica è ancora troppo lontana e le sanzioni penali esistenti sono troppo irrisorie per fare da deterrente. La guerra alla «discarica fai da te» si gioca, probabilmente, sul terreno del denaro: multe elevatissime, copertura delle spese per lo smaltimento dei rifiuti ammassati illecitamente e la bonifica dell’area interessata. Ed ecco perché gli investigatori puntano ad ottenere nomi e cognomi. Una ricerca molto spesso inutile. Nella maggior parte dei casi il fascicolo con l’accusa di inquinamento ambientale è contro ignoti. «Non è mai facile individuare i colpevoli -racconta ancora Luongo- perché i luoghi preferiti per scaricare i rifiuti sono spesso aree demaniali. E poi lo fanno quasi sempre di notte». Da Licola a Marano, da Varcaturo a Villaricca, il comodo e gratuito smaltimento casalingo si traduce in un danno per tutti.
Il responsabile del Dipartimento di prevenzione, Armando Orlando, sottolinea le difficoltà d’intervento. «Il territorio di nostra competenza è vastissimo, non è facile monitorare in continuazione le zone più interessate al fenomeno. Facciamo tutto il possibile per scoprire le discariche abusive e poi procedere alla bonifica, ma ci vorrebbero anche più uomini a disposizione». Un territorio che non deve fare i conti solo con i disastri edilizi consumati negli anni, ma anche con questo nuovo, dilagante fenomeno.
IL MATTINO 6 APRILE 2003


