HomeCronacaADDIO PAOLINO, EROE DELLA NORMALITA'

ADDIO PAOLINO, EROE DELLA NORMALITA’

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POLLENA TROCCHIA – Ore 15.55 di ieri: la messa funebre è appena finita e nel piazzale antistante la chiesa dell’Annunziata di Trocchia il silenzio irreale viene rotto da un lungo applauso. Migliaia di mani si levano al cielo, accompagnano il feretro di Paolino Avella, il diciassettenne morto sabato scorso per sfuggire al tentativo di rapina del suo scooter, nel suo ultimo viaggio verso il cimitero. Per Pollena, per i paesi della dorsale vesuviana ancora alle prese con una tragedia, quella di ieri è stata una giornata di grande dolore. La piccola parrocchia era piena già alle 11.30 di ieri mattina, quando la bara è arrivata a Pollena. A quell’ora, in attesa sul sagrato, per l’estremo straziante saluto a questo ragazzo coraggioso e sfortunato, c’erano i genitori di Paolo, Maria Rosaria Perrotta e Alfredo Avella, insieme agli altri parenti. Col passare dei minuti, poi, all’esterno della settecentesca chiesa si sono raccolte prima centinaia, poi migliaia di persone. Alla fine erano in quattro, forse cinquemila. Un fiume umano che ha percorso silenzioso, dietro la bara portata a spalla dagli amici di classe di Paolino, via Roma e via Fusco, per poi dirigersi al cimitero di Pollena. Parenti, conoscenti, amici, autorità, ma anche semplici cittadini venuti a piangere l’ennesimo ragazzo morto nel tentativo di ribellarsi ai soprusi dei delinquenti di turno.
Paolino avrebbe compiuto 18 anni sabato prossimo. La festa a sorpresa che i familiari e gli amici gli stavano preparando si è trasformata in un rito di dolore. Forse proprio la sua giovane età l’ha spinto a ribellarsi a uno dei tanti soprusi che invece il mondo adulto continua quotidianamente a subire. Lui, come Davide Sannino a Massa di Somma nel luglio del 1997 e come tanti altri giovani, si è voluto ribellare alla legge della strada, alla prepotenza di delinquenti che imperversano sul territorio. Fino a diventare, come Davide, come gli altri, suo malgrado, un eroe della normalità.
Dinanzi alla piccola chiesa c’è ressa. Tutti, anche solo per pochi istanti, vogliono entrare nella parrocchia. All’interno, alla destra della bara bianca, i genitori di Paolino. Il papà accasciato sul fianco destro, stremato dal dolore, viene sorretto da un parente. Accanto la mamma che con lo sguardo incollato al feretro continua a dondolarsi quasi a voler cullare il figlio morto. Vicino gli zii, gli altri parenti, qualche amico. Un dolore immenso che la piccola chiesa non riesce a contenere. Don Silverio Mura invita tutti alla preghiera. «In questo caso cosa si può dire – dice il parroco – conoscevo Paolino da piccolo, l’ho visto crescere. C’è poco da commentare. Bisogna scuotere gli animi di ognuno, ma cos’altro dire. Ogni volta che accade qualcosa del genere chiediamo interventi, ma quali?» Parole rassegnate quelle del prete. Parole che riflettono il senso di impotenza di una comunità che si ritrova periodicamente a dover parlare di avvenimenti tragici. Dopo tutto viene dimenticato. Le fiaccole vengono rinchiuse nel cassetto e l’eco dei cortei di protesta lascia la consegna al silenzio.
Le campane a lutto risuonano, il feretro di Paolino esce a fatica tra gli applausi della dilagante folla che si è accalcata in strada. È il momento più doloroso, quando l’intera Pollena Trocchia si stringe intorno alla famiglia Avella e tenta di lanciare il suo urlo contro l’imperversare del crimine. Poi il lungo corteo fino al cimitero, non prima di un ultimo saluto dinanzi alla casa dove il diciassettenne ha trascorso la sua vita, spezzata in un sabato d’aprile per per aver osato ribellarsi alla normalità della delinquenza. GIUSEPPE DI SOMMA





Lunedì a Cercola «summit»
dei Consigli comunali dell’area




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Seduta straordinaria lunedì 14 dei consigli comunali nei comuni limitrofi a San Sebastiano al Vesuvio, dove sabato scorso è morto Paolino Avella. All’ordine del giorno l’emergenza criminalità sul territorio e la decisione di informare dell’esito degli incontri il presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi. L’iniziativa è del Comune di Cercola, il cui sindaco Giuseppe Gallo ha aderito alla proposta fatta dal presidente del Consiglio comunale, Mario Paudice, invitando i sindaci e i presidenti delle assemblee dei vari comuni vesuviani. «È necessario un confronto – ha detto Paudice – per predisporre delle azioni comuni, rivolte a fronteggiare il dilagante fenomeno della micro e macro criminalità. L’obiettivo dell’incontro è quello di convocare nei vari comuni in indirizzo, un consiglio comunale straordinario, nello stesso giorno e allo stesso orario, durante il quale si discuterà dell’argomento in oggetto, e sull’ iniziativa di inviare tutti i resoconti dei Consigli comunali in un unico plico al presidente della Repubblica ed alla presidenza del consiglio dei ministri, al fine di sollecitare interventi significativi e non a carattere temporaneo».






«Da voi politici belle parole
Ma noi qui abbiamo paura»




San Sebastiano al Vesuvio è una ragazzina in lacrime: gli occhi della giovane compagna di scuola di Paolo Avella, una delle tante che reggono il grande striscione che apre il corteo, sono l’immagine di un ex città-modello che ha scoperto di colpo il lato oscuro della realtà. Ieri mattina, ore 9.30: almeno 600 tra studenti del Liceo scientifico «Salvatore Di Giacomo», genitori e insegnanti si radunano in palestra. Il silenzio è assoluto, l’atmofera irreale: il trauma della morte di Paolino è tutt’altro che superato, un’ombra gelida come quest’inverno tornato di colpo avvolge tutti i ragazzi.
Il corteo parte, muto e lento, aperto da uno striscione: «Paolino, la pagheranno». Una speranza più che una certezza: ieri l’inchiesta non ha registrato novità, i carabinieri continuano a indagare ma avrebbero bisogno di maggiore collaborazione. Tanti cittadini si uniscono al gruppo, altri portano l’ennesimo fiore sul marciapiede della morte, alle 10 sono tutti sul piazzale del municipio: vogliono risposte, la domanda è scritta su un altro striscione: «Chi ci protegge?».
Una giornata così San sebastiano al Vesuvio non l’aveva mai neanche immaginata: la gente piange per quel ragazzino ucciso per uno scooter, ma non solo. Tutti ripetono lo stesso concetto: «È una tragedia annunciata, negli ultimi anni la delinquenza ha preso d’assedio la nostra cittadina. E nessuno ha fatto nulla per impedire che si arrivasse a questo». Il compito del sindaco Silvio Carpio non è facile: scendere in strada e rispondere alle domande dei ragazzi, dure come pietre. «Dov’erano in questi anni le istituzioni? E perchè solo ieri, dopo la tragedia, sono comparse finalmente le pattuglie in strada?». Una ragazzina, sconvolta, racconta un dettaglio da brividi: «Due settimane fa ero con Paolino, e abbiamo subìto un tentativo di rapina. Volevano il suo scooter, ma io mi sono messa a urlare e quelli sono fuggiti». Carpio risponde, parla di una «aggressione contro noi tutti», promette che «la polizia municipale verrà potenziata», e annuncia: «Chiederò al Prefetto di intervenire, di ascoltare le indicazioni dell’amministrazione comunale su quali sono i luoghi più a rischio. Ma la battaglia dobbiamo combatterla tutti insieme». L’assemblea si sposta nell’aula consiliare, i ragazzi fanno domande, denunciano situazioni specifiche, ma a un certo punto, quando il sindaco passa la parola ad un altro politico, decidono di andare via: «Sempre le stesse parole – commentano mentre lasciano il municipio – ma noi abbiamo più paura di prima».
Ma intanto già si pensa ai funerali di Paolino: ore 15, Pollena Trocchia, i ragazzi del liceo sono tutti lì. Torneranno più tardi a San Sebastiano per partecipare alla fiaccolata prevista per le 20. E alle 19 inizia il consiglio comunale straordinario: vi partecipano maggioranza e opposizione, il presidente della Provincia Amato Lamberti, il deputato Aldo Cennamo e molti sindaci dei comuni vicini. Intanto, si conclude la verifica effettuata dalla Centrale Operativa Regionale sull’intervento delle amblulanze sul luogo della tragedia. Ci sono state polemiche, qualcuno ha parlato di tempi troppo lunghi, ma si accerta che l’ambulanza, con a bordo il medico rianimatore, in realtà ha impiegato 12 minuti per giungere sul luogo della tragedia da un comune vicino. Il consiglio comunale va avanti e non manca qualche polemica: alcuni interventi sono critici verso il comando dei vigili urbani e l’amministrazione. Lamberti ricorda la necessità di agire preventivamente «investendo sui giovani, fornendo loro spazi di aggregazione sociale», mentre Cennamo auspica «una pronta risposta dello Stato».
Alle 20 un fiume di 2000 fiaccole attraversa la città: ci sono intere famiglie che testimoniano la loro partecipazione e la loro rabbia. In silenzio. CARLO TARALLO





IL MATTINO 8 APRILE 2003

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