HomeCronacaCamorra. «Genidomi voleva ammazzarmi»: ecco per l'ex boss ordinò l'omicidio di Izzi

Camorra. «Genidomi voleva ammazzarmi»: ecco per l’ex boss ordinò l’omicidio di Izzi

PUBBLICITÀ

Il caso è (quasi) chiuso.
Grazie alle intercettazioni
ambientali, segnate dall’estrema
chiarezza dei contenuti,
e poi dal pentimento,
recentissimo, del boss Carlo
Lo Russo. Inutile temporeggiare:
si va a processo.
Il pubblico ministero antimafia
Enrica Parscandolo
ha chiuso l’inchiesta sull’omicidio
di Pasquale Izzi,
ucciso il 29 marzo scorso
mentre stava facendo i
bagagli per rientrare in
carcere dopo aver sfruttato
un permesso premio, e ha
ottenuto il processo per le
cinque persone arrestate a
maggio. Giudizio immediato
per l’accusa di omicidio
con tanto di aggravante
della matrice camorristica
per aver agito al fine di
agevolare la cosca dei ‘capitoni’.
Dal canto loro gli imputati
hanno risposto con
la richiesta, accolta, di accedere
al rito abbreviato, la
sola formula che consente
lo sconto di un terzo della
pena e che potrebbe salvarli
dall’ergastolo. L’udienza
si aprirà il 21 settembre
dinanzi al giudice per le
indagini preliminari Claudia
Picciotti del Tribunale
di Napoli. Sul banco degli
imputati ci sarà il boss pentito
Carlo Lo Russo, che,
oltre a confermare quanto
già emerso dai dialoghi
intercettati nella cucina
della sua abitazione, ha
fatto chiarezza sul movente
dell’omicidio: «Non l’ho
fatto ammazzare perché mi
stava antipatico come avete
ipotizzato voi ma perché ho
saputo che mi aveva fatto la
filata per farmi uccidere –
ha raccontato l’ex padrino
dei ‘capitoni’ – Io andavo
spesso a correre ad un
campetto vicino casa mia e
un ragazzo mi mandò una
lettera dal carcere dicendomi
che Antonio Genidoni
(a capo del gruppo della
Sanità Esposito-Genidoni,
i cosiddetti ‘babudos’; ndr)
e Fabio Cardillo (l’affiliato
ai Lo Russo condannato
per l’omicidio di Domenico
Raffone, genero del boss
Mario Lo Russo; ndr) volevano
ammazzarmi e che
Izzi poteva fare la filata».
Sotto accusa anche il killer
Luigi Cutarelli, quello che
diede «dodici botte» a Izzi
per rispettare i desiderata
di Lo Russo, e Mariano La
Torre, che affiancò il killer
nell’azione di sangue: Lo
Russo ha puntato l’indice
contro di loro, blindando le
intercettazioni e lasciando
ai due imputati una sola via
d’uscita, quella della confessione
(salvo clamorosi
colpi di scena come una collaborazione
con la giustizia).
Imputati, infine, anche
Anna Serino – la moglie
del boss ancora detenuta
in carcere – e Domenico
Cerasuolo: sulla loro posizione
sarà data battaglia.
La procura sostiene che la
donna abbia partecipato a
pieno titolo agli affari del
marito, incluso l’omicidio,
mentre lei e lo stesso Lo
Russo sostengono l’esatto
contrario. Quanto a Cerasuolo,
Lo Russo lo indica
come un ragazzo al suo
servizio ma lo scagiona dal
coinvolgimento nella morte
di Izzi. Punti di vista diversi.
E, per venirne a capo, è
possibile che il 21 settembre
Carlo Lo Russo venga
chiamato a rendere dichiarazioni.
Dichiarazioni nella
nuova veste di pentito. Una
veste che Lo Russo ha deciso
di indossare proprio
a seguito dell’arresto per
l’omicidio di Pasquale Izzo,
della notifica dell’ordinanza
per il duplice omicidio di
Mario Ascione e Vincenzo
Montella (avvenuto ad Ercolano
l’11 marzo del 2003)
e delle accuse di camorra
ed estorsione piovutegli
addosso a giugno. Quella
data, dunque, potrebbe essere
il primo banco di prova
processuale per Carlo
Lo Russo. Il primo test per
saggiare l’attendibilità del
malavitoso.

METROPOLIS

PUBBLICITÀ
PUBBLICITÀ
PUBBLICITÀ