Arriva lo sconto di pena per Vincenzo Pelliccia e Raffaele Parità, i due 36enni coinvolti nella serie di rapine consumate ad Acerra nel marzo scorso nel giro di poche ore. La Corte di Appello di Napoli ha infatti ridotto la condanna inflitta in primo grado, accogliendo le tesi difensive degli avvocati Luigi Poziello ed Elisabetta Montano.
I due imputati erano stati condannati dal Tribunale a 4 anni e 8 mesi di reclusione ciascuno, a fronte di una richiesta della Procura pari a 7 anni. I giudici di secondo grado hanno invece rideterminato la pena in 3 anni e 8 mesi di carcere.
Acerra, tre rapine in poche ore: arriva lo sconto di pena in Appello
L’inchiesta riguarda tre rapine pluriaggravate messe a segno ad Acerra il 26 marzo scorso, in pieno centro cittadino e nel giro di appena due ore. Una sequenza di colpi che aveva creato forte allarme tra commercianti e residenti.
Secondo quanto ricostruito dai carabinieri della stazione locale, il primo episodio si verificò intorno alle 14 in un minimarket di via Soriano. Vincenzo Paolella, 41 anni, avrebbe fatto irruzione nel negozio armato di pistola, minacciando un dipendente e facendosi consegnare denaro contante e un telefono cellulare. All’esterno lo attendevano i complici a bordo di una Fiat 500L bianca utilizzata per la fuga.
Poco dopo, un secondo assalto venne messo a segno in un bar di via del Pennino. Anche in quel caso i rapinatori avrebbero agito mostrando un’arma per intimidire i presenti, riuscendo a portare via circa 800 euro e un cellulare.
Infine, l’ultimo colpo in una tabaccheria di piazza Castello, dove la titolare fu costretta sotto minaccia a consegnare 3mila euro in contanti e tre stecche di sigarette.
Determinanti per le indagini furono le immagini del sistema di videosorveglianza cittadino, che consentirono ai militari dell’Arma di seguire gli spostamenti dei presunti responsabili e individuare l’auto usata durante le rapine. Nel corso delle successive perquisizioni domiciliari vennero inoltre trovati gli abiti compatibili con quelli immortalati dalle telecamere.
Per Vincenzo Paolella, anch’egli coinvolto nell’inchiesta, la sentenza è invece diventata definitiva non essendo stato presentato ricorso in Appello.


