Dopo quella di Antonio Bianco ‘Cerasella’ arriva un’altra scarcerazione nella zona flegrea. Roberto Pinto, ras della mala di Cavalleggeri e un tempo colonnello del clan Giannelli, è stato scarcerato.
Il gip del tribunale di Napoli ha accolto l’istanza presentata dai suoi avvocati (gli stessi difensori protagonisti della scarcerazione di Bianco), gli avvocati Antonio Abet e Andrea Lucchetta, concedendo a Pinto gli arresti domiciliari da scontare in provincia di Caserta. I due legali sono riusciti così ad ottenere un’attenuazione della misura cautelare per il loro assistito.
L’ultimo arresto di Pinto risale a gennaio scorso: in quell’occasione fu arrestato insieme ad altre due persone con l’accusa di detenzione illecita ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti. Furono i Falchi della Squadra Mobile a svolgere un’attività info-investigativa riuscendo a recuperare un ingente carico di droga in arrivo dalla Spagna a Napoli, destinato a essere consegnato presso il deposito di una ditta di spedizioni nel quartiere di Ponticelli.
Il profilo di Roberto Pinto
A parlare del ruolo e della caratura criminale di Roberto Pinto sono stati i collaboratori di giustizia Genny Carra, Salvatore Romano e Gianluca Noto. Pinto è soggetto molto noto nella mala flegrea, in quanto colonnello del boss Giannelli di Cavalleggeri d’Aosta.
In particolare, Gianluca Noto ha ricostruito i contrasti tra la famiglia Monti e il clan Giannelli, nati anche a seguito di episodi estorsivi e attentati dinamitardi, culminati in azioni armate e ferimenti.
I contrasti interni alla mala dell’area flegrea
I contrasti sarebbero sorti dopo la morte del ras Rodolfo Zinco, ucciso per volere di Giannelli, evento che avrebbe modificato gli equilibri criminali e portato a richieste estorsive sempre più onerose.
In tale contesto si collocano sparatorie, incendi dolosi e attacchi armati, fino all’uso di armi da guerra come il kalashnikov contro le abitazioni dei rivali.
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