“Agguato col motorino del cugino ucciso”, il retroscena svelato dal pentito

Daniele Pandolfi ha aiutato i magistrati a ricostruire la guerra alla Sanità che ha opposto i Sequino ai Vastarella. È stato lui, da pochi mesi collaboratore di giustizia, a svelare i retroscena del tentato omicidio di Giovanni Sequino (nipote dei capiclan Salvatore e Nicola).  L’uomo ha svelato che i Vastarella “volevano colpire un Sequino” e che a tal riguardo “furono tenute due riunioni”. Pandolfi ha spiegato che Antonio Vastarella, figlio del capoclan Patrizio, non eseguì del tutto quelli che erano i dettami del padre. “Quando io dico che Patrizio decideva che si ‘doveva prendere qualcuno’, intendo dire che egli ne decretava la sua morte. Ricordo che in queste due riunioni Antonio Vastarella decise di eseguire lui l’agguato contro il volere di Patrizio; si decise altresì che fosse collaborato da Antonio Stella che doveva guidare il motoveicolo e che lo specchiettista fosse Alessandro Pisanelli, detto ‘o veloc, che avrebbe dovuto segnalare la presenza di un qualsiasi uomo dei Sequino nella Sanità ad Antonio Vastarella. Ricordo pure che in quel periodo non avevamo a disposizione nessun veicolo di provenienza illecita e si decise di utilizzare il motoveicolo SH 300 intestato al defunto Vittorio Vastarella ma in uso agli uomini del clan”.