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domenica, Ottobre 2, 2022
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Tre agenti penitenziari indagati per lesioni e tortura del ras di Miano


Nei giorni scorsi la squadra mobile di Reggio Calabria ha notificato 3 avvisi di garanzia ad altrettanti agenti della polizia penitenziaria. Per tutti l’ipotesi accusatoria è di lesioni personali aggravate e tortura. Come riporta il Fatto Quotidiano le indagini, coordinate dal procuratore Giovanni Bombardieri e dal pm Sara Perazzan, vogliono ricostruire la vicenda del 22 gennaio scorso nel carcere di San Pietro. Nell’istituto penitenziario si sarebbe consumato il pestaggio di Alessio Peluso, ritenuto il ras del gruppo camorristico di Abbasc Miano.

A settembre Peluso aveva già creato qualche problema all’interno del carcere di Frosinone. Nella struttura penitenziaria, con un drone, sarebbe riuscito a fare entrare una pistola poi utilizzata contro alcuni detenuti con i quali aveva litigato. Per questo motivo il 29enne nei mesi scorsi è stato trasferito a Reggio Calabria dove sarebbe stato aggredito dalle guardie penitenziarie.

IL PRESUNTO PESTAGGIO IN CARCERE

Collegato in videoconferenza con il Tribunale di Napoli, pochi giorni dopo il presunto pestaggio, Peluso ha denunciato l’episodio togliendosi la maglietta per fare vedere al giudice i segni dei maltrattamenti subiti all’interno del penitenziario. Allertata la Procura di Reggio Calabria, dunque, il sostituto procuratore Perazzan ha aperto un fascicolo. Il pm ha interrogato il giovane detenuto napoletano che avrebbe confermato la sua versione. Inoltre il magistrato ha ordinato alla squadra mobile di sequestrare le immagini registrate dall’impianto di videosorveglianza.

IL PRECEDENTE

Ras di Miano picchiato in carcere, a processo gli aggressori di Peluso

IL COMUNICATO DELL’OSAPP DEL 23 GENNAIO

Disordini sono scoppiati ieri pomeriggio all’interno del carcere San Pietro di Reggio Calabria, contenuti dalla Polizia penitenziaria. “Nonostante la gravissima carenza negli organici e le insostenibili condizioni di servizio”, afferma il segretario regionale dell’Osapp Maurizio Policaro.

“Un detenuto di origini napoletane. A.P. – riferisce Policaro in una nota – appartenente, presumibilmente, alla criminalità organizzata e ristretto nella sezione denominata AS3, già noto alle cronache carcerarie per aver tentato di uccidere un altro detenuto all’interno di un altro carcere esplodendo alcuni colpi d’arma da fuoco, ha dato origine all’ennesima protesta mettendo a repentaglio l’ordine e la sicurezza dell’istituto. Già nei giorni scorsi il soggetto aveva attuato comportamenti simili. Nel pomeriggio di ieri la situazione si è aggravata in quanto nelle proteste inscenate ha coinvolto anche la restante popolazione detenuta. L’evento critico poteva concretizzarsi in maniera estremamente pericolosa per l’esiguità di personale. Solo il senso di responsabilità e appartenenza, con l’ausilio di un consistente numero di unità di Polizia penitenziaria, si e riusciti a riportare il reparto in sicurezza“.

LA DENUNCIA DEL SINDACATO

Cos’altro dove accadere – afferma Pasquale Montesano, segretario generale aggiunto Osapp – affinché il Governo faccia priorità del sistema penitenziario con annunci e atti concreti e tangibili. Ormai i continui eventi critici stanno facendo precipitare i nostri penitenziari ai livelli di quasi mezzo secolo fa. Le carceri ormai sono fuori controllo. A dispetto del diuturno sacrificio delle donne e degli uomini del Corpo di polizia penitenziaria, i quali pagano sulla loro pelle gli anni di abbandono della politica e il pressapochismo dei governi, ivi compreso quello attualmente in carica. Ci aspettiamo dalla politica e da tutte le articolazioni di governo immediati e non più rinviabili riforme e interventi in linea al ruolo e i compiti della Polizia penitenziaria. Alla Ministra Cartabia, al capo Dap Petralia chiediamo soluzioni immediate che possono alleviare gli eccessivi carichi di lavoro attraverso una maggiore organizzazione e ampliamento degli organici“.

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