“Ci implorava di smetterla, l’abbiamo massacrato”, confessa uno del branco che ha ucciso Antonio a Manduria

“Urlava implorando con disperazione: state fermi, state fermi”. Uno degli otto ragazzi sottoposti a fermo ieri dalla Polizia nell’ambito delle indagini sulla morte di Antonio Stano, il 66enne di Manduria picchiato, rapinato e bullizzato da gruppi di giovani, nei giorni scorsi è stato ascoltato dagli investigatori e ha ammesso di aver partecipato, pur non avendo avuto un ruolo attivo, ad alcune delle aggressioni. Ha 19 anni ed è uno dei due maggiorenni coinvolti. A lui si arrivati grazie all’auto notata dai vicini di casa di Stano durante uno dei raid contro il pensionato. Il giovane ha descritto tre episodi di pesanti violenze, aggressioni, insulti, contro Stano, riferendo che le prime due sono state filmate con il suo cellulare da un altro indagato e trasmesse on line.

Otto persone, tra cui sei minori, della cosiddetta “comitiva degli orfanelli” sono stati fermati dagli agenti della Questura di Taranto, per il pestaggio di Antonio Cosimo Stano, il pensionato di 65 anni morto il 23 aprile scorso dopo essere stato picchiato e bullizzato dalla baby gang a Manduria. I reati che la Procura di Taranto contesta ai fermati sono quelli di tortura, danneggiamento, violazione di domicilio e sequestro di persona aggravati. Sono diversi gli episodi per i quali si procede per il reato di tortura (articolo 613 bis del codice penale) a carico degli 8 giovani. Nel provvedimento cautelare vengono descritti diversi raid compiuti a gruppi dai giovanissimi, per strada o anche in casa dell’anziano, e si parla di altri ragazzi in via di identificazione. “I video circolavano non solo nelle chat ma in tutta la cittadina di Manduria. In tanti sapevano”, ha detto il procuratore del tribunale per i minori Pina Montanaro illustrando i dettagli dell’inchiesta.

Contestati più episodi di tortura

Nel provvedimento cautelare si leggono i dettagli delle “aggressioni fisiche, la derisione e la vessazione” del pensionato “individuato quale bersaglio per le sue condizioni di minorata difesa, in quanto soggetto solo ed affetto da disturbi psichici, in circostanze e tempi diversi”. Veniva usata violenza verbale e fisica che provocava all’uomo “acute sofferenze fisiche e un verificabile trauma psichico”. Azioni tali da indurre Stano “da circa metà marzo a non uscire da casa, neanche per acquistare generi di prima necessità cosi da cadere in uno stato di grave astenia, per terrore di essere oggetto di molestie ed aggressioni”. In un’occasione, dopo aver sfondato a calci la porta di ingresso dell’abitazione di Stano, l’uomo è stato colpito “con schiaffi al volto e calci alle gambe” e uno dei bulli “riprendeva la scena con il telefono cellulare”. In un altro raid nell’abitazione della vittima, una decina di giovani, “nonostante le grida di aiuto e di disperazione” del pensionato, si sarebbe introdotta in casa spingendo l’uomo in un angolo e colpendolo “violentemente con mazze, bastoni e scope mentre Stano cercava di proteggersi”.

Decisivi i video delle aggressioni

I video delle aggressioni e delle torture hanno consentito di attribuire responsabilità precise agli otto giovani (6 minori di 17 anni e due maggiorenni di 19 e 22 anni). Altri sei minori restano indagati in stato di libertà. La misura cautelare non riguarda l’ipotesi di omicidio preterintenzionale perché si attende il responso dell’autopsia eseguita dal medico legale Liliana Innamorato per stabilire l’eventuale nesso di causalità tra violenze e decesso, o se le percosse abbiano aggravato lo stato di salute di Stano fino a determinarne la morte. I giovani, secondo gli inquirenti, durante gli assalti nell’abitazione dell’uomo e per strada si sarebbero ripresi con i telefonini – poi sequestrati dagli investigatori – mentre sottoponevano la vittima a violenze e torture con calci, pugni e bastoni di plastica, per poi diffondere i video nelle chat di Whatsapp.

Il filmato diffuso dalla polizia

La polizia ha diffuso uno dei video delle aggressioni. Nel filmato girato con un telefonino da uno dei gli indagati, il pensionato cerca di difendersi urlando “Polizia”, “Carabinieri”, mentre i bulli divertiti cercano di colpirlo con calci e lo deridono.  I componenti della baby gang, che si facevano chiamare “gli orfanelli”, si erano accaniti contro il pensionato, ex dipendente dell’Arsenale militare, che soffriva di un disagio psichico ed era incapace di difendersi e di reagire.

Il procuratore: crudeltà e violenza aumentavano con la diffusione sul web

“Noi – ha aggiunto il procuratore Montanaro – abbiamo acquisito diverso materiale probatorio a seguito dei sequestri dei cellulari di tutti gli indagati. Da questo materiale, con l’ausilio di una consulenza tecnica, stiamo estraendo non solo file video ma anche audio. L’insieme delle conversazioni in chat che i ragazzi avevano. Cosa emerge da questo primo esame del materiale? Un uso distorto del web. Queste ragazzi utilizzavano il web per esaltare, condividere le loro nefandezze”. La visione “dei video e l’ascolto dei file audio – ha precisato il magistrato inquirente – evidenzia come la crudeltà e la violenza si autoalimentasse e aumentasse in maniera esponenziale laddove le nefandezze venivano diffuse all’interno del web, non soltanto nelle chat di cui gli indagati facevano parte ma in tutta la cittadina, su altri telefoni. La quasi totalità della cittadina manduriana era a conoscenza di quello che accadeva e aveva modo di visionare queste crudeltà che sistematicamente venivano poste in atto”.