Bomba sotto casa dei boss, così i D’Amico sono finiti nel mirino: sullo sfondo l’ombra di un pentimento

E’ sulla periferia orientale che ancora una volta sono puntate le attenzioni delle forze dell’ordine dopo la bomba carta fatta esplodere questa notte in via Villa San Giovanni, presso il civico 108 (angolo Corso Protopisani), in quella che viene considerata la roccaforte dei D’Amico ‘Gennarella’. Gli stessi protagonisti di una guerra senza esclusione di colpi con i Rinaldi per il controllo del rione Villa, una guerra in cui i D’Amico hanno sempre agito come ‘costola’ dei Mazzarella anche se con notevoli margini di autonomia. Nel mirino sono così finite le abitazioni dei capi dei ‘Gennarella’ ossia Salvatore e Umberto D’Amico, gli stessi che, insieme al ras Umberto Luongo, avevano dichiarato una ‘guerra totale’ agli uomini di Ciro Rinaldi ‘My way’. Azioni che potrebbero però, secondo i bene informati, prefigurare qualcosa di clamoroso e cioè un pentimento eccellente, una scelta di collaborazione che potrebbe indebolire ancor di più il gruppo. Scelta che potrebbe riguardare proprio Umberto ‘o lion visto che da giorni nel quartiere non c’è traccia nè della sua convivente nè dei parenti prossimi dell’uomo. Nel quartiere c’è chi sussurra che la scelta potrebbe essere stata fatta già da una decina di giorni.

In aggiunta a tale scenario vi è da dirw che la disarticolazione dei D’Amico in seguito all’omicidio di Luigi Mignano e gli arresti di Sergio Grassia e Raffaele Oliviero (fermati un mese fa sulla spiaggia di Ardea) hanno fatto emergere i giovani ras del clan Reale, da sempre legati ai Rinaldi. Le attenzioni degli uomini della squadra mobile sono concentrate su un giovane ras legatissimo anche a Michele Minichini ‘a tigre, il giovane killer al soldo di ‘My way’ arrestato in merito al duplice omicidio di Raffaele Cepparulo. I Reale, approfittando di questo vuoto di potere, avrebbero così deciso di forzare la mano ‘proteggendo’ quel che resta della cosca dei Rinaldi.