Da sinistra Luigi Austero e Luca La Penna

Una faida nata per la distribuzione delle quote dei proventi illeciti ai detenuti. Questa la motivazione di fondo che ha portato allo scoppio di una nuova guerra a Ponticelli, guerra culminata con le bombe di qualche settimana fa (leggi qui l’articolo). Motivazioni contenute nel decreto di fermo eseguito ieri dai carabinieri a carico di tre presunti ras appartenenti al gruppo De Luca Bossa-Minichini (leggi qui l’articolo) e contrapposto ai De Martino ‘XX’. La faida è ufficialmente scoppiata nell’agosto dello scorso anno in concomitanza, come scrive la Procura, della scarcerazione di Carmela Ricci, madre dei fratelli De Martino. Il gruppo, composto in maggioranza da giovanissimi, iniziò allora a non rispettare la tregua. Tregua sancita tempo prima con il gruppo dei De Luca Bossa e, come succede in ambienti malavitosi, la ‘spia’ di queste tensioni furono gli agguati. Il primo a subirlo fu Rodolfo Cardone poi il ferimento di Luigi Aulisio, cognato dei fratelli Casella (leggi qui l’articolo).  Una situazione esplosiva culminata poi con le bombe e con gli arresti prima di quattro giovani ras degli ‘XX’ (che nel frattempo avevano subito l’omicidio di Giulio Fiorentino) e poi dei tre fermati di ieri.

Il profilo dei tre fermati di ieri: il ruolo di Luigi Austero

Luigi Austero, la cui auto ha visto scoppiare gli airbag in seguito all’esplosione, è indicato dalle ultime informative di polizia come uno dei soggetti emergenti del gruppo dei De Luca Bossa. Il giovane è infatti cognato di Michele Minichini ‘a tigre in quanto legato alla sorella di quest’ultimo. Come si evince dal decreto di fermo Austero sarebbe rimasto vittima di un tentato agguato lo scorso 8 maggio in via dei Mosaici, raid che, secondo gli investigatori avrebbe inasprito ulteriormente la contesa. I carabinieri hanno appurato che la bomba fatta esplodere dal cavalcavia di Ponticelli avrebbe potuto provocare il decesso di eventuali persone presenti nel raggio di 10 metri dall’esplosione.

Il racket ai pusher di Ponticelli imposto dagli ‘XX’

Sono stati i collaboratori di giustizia a descrivere la guerra in corso a Ponticelli tra i De Luca Bossa (alleati con i Casella) e i De Martino ‘XX’. Ieri quattro giovani ras di quest’ultimo gruppo sono stati raggiunti da un decreto di fermo firmato dai pubblici ministeri Antonella Fratello e Simona Rossi (leggi qui l’articolo). Proprio nel provvedimento vengono ricostruiti i mesi di guerra. Grazie al contributo dei collaboratori di giustizia che hanno raccontato il ruolo e i profili dei giovani impegnati nelle minacce ai pusher del Rione De Gasperi. Rosario Rolletta, ex voce di dentro prima dei De Micco e poi dei De Martino ha spiegato questa nuova fase della guerra. Il suo ultimo verbale datato 10 marzo è significativo: «Ciro Uccella appartenente al clan De Martino per il quale si occupa di estorsioni. Riconosco Vincenzo Di Costanzo detto ‘o gabibbo il quale è un tuttofare del clan e nello specifico custodisce le armi, vende la droga ed esce per fare gli agguati. Salvatore Cardillo si occupa prevalentemente di estorsioni e di recupero delle armi. Pietro Frutto si occupa di estorsioni e di armi».

Il pentito Rolletta contro i De Martino ‘XX’

Rolletta poi si sofferma sulle minacce e sulle ritorsioni messe in atto ai pusher della zona: «Nel periodo di settembre/ottobre 2020, quando il gruppo De Martino si era già scisso dal cartello per le ragioni che ho già indicato, ci contrapponevamo ai De Luca Bossa-Casella anche nelle estorsioni alle piazze. Nel Rione De Gasperi vi sono due piazze di spaccio di crack gestite rispettivamente da “o’Nippolo”. di cui non conosco il nome e da (….) dalle quali prendevamo la settimana. A prendere le quote dalle piazze erano principalmente Pietro Frutto ed Alessio, nonché il Gabibbo. Ricordo che mandammo a chiamare o’Nippolo appena avvenne la spaccatura e lui non si presentò, motivo per cui Pietro Frutto ed Alessio sottrassero al figlio un’autovettura di colore bianco che venne restituita solo quando il Nippolo e (…) vennero a portarci 3.500 euro, accordandosi per il pagamento di una quota al nostro gruppo. Per un breve periodo queste due piazze di spaccio hanno pagato sia noi che i Minichini-De Luca Bossa-Casella».

La guerra per le piazze di Ponticelli:«Vi piazziamo una bomba sotto casa»

A sostegno di queste dichiarazioni ci sono poi anche delle intercettazioni che vedono come protagonisti due dei fermati di ieri, Pietro Frutto e Ciro Uccella. Quest’ultimo si rivolge ad una donna e con tono minaccioso le dice:«Dovete fare un’imbasciata al figlio del nippolo che lui qui non deve vendere più nè lui nè la madre, mi devono portare 5mila euro ma non devono fare niente più». Nella conversazione poi interviene Frutto che minaccia la donna di consegnare il denaro, in caso contrario potrebbe posizionare un ordigno presso la loro abitazione asserendo che, nel quartiere, si starebbe sottovalutando la forza degli XX:«Vi stiamo facendo un piacere pure a voi….Sì….”ò Tarali” ha una chance in più perché si è sempre comportato bene, Francesco! Altrimenti stasera vengo, gli metto una bomba fuori la porta e lo faccio saltare in aria! Così….a zia…Voi gli dite queste parole….Sì è messo a vendere l’erba, non è che è venuto qua a dire Ragazzi… Ci stanno sottovalutando un sacco di loro….a zia…Queste cose….lo sapete com’è!».

 

 

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