HomeCronacaCamorra di Scampia, chiesti due secoli e mezzo per i Raia

Camorra di Scampia, chiesti due secoli e mezzo per i Raia

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Duecentocinquanta anni di carcere. Una vera e propria stangata. È quanto richiesto dal pubblico ministero della Dda Lucio Giugliano per i boss del clan Raia, gruppo che negli ultimi anni si era imposto a Scampia a suon di minacce e intimidazioni. A rischiare maggiormente sono i vertici del gruppo dello Chalet Baku come la richiesta di 20 anni per Patrizio, Costantino e Francesco Raia, Francesco Esposito, Pietro e Vincenzo Gemito e Carmela Ruggiero. Per Antonio Garzia chiesti 18 anni e otto mesi, 18 anni per Giovanni Raia, 13 anni e quattro mesi Luigi Ruffo, 12 anni per Pasqualina Raia, Salvatore Russo, Ciro Gabriele e Massimiliano Parlato. Spetterà adesso al collegio difensivo, composto tra gli altri dagli avvocati Domenico Dello Iacono e Dario Carmine Procentese, provare a ridimensionare la situazione per i loro assistiti. Il blitz scattò nel febbraio scorso quando la squadra mobile documentò la piena operatività del gruppo nel quartiere Scampia e, in particolare, nelle articolazioni territoriali note come “Chalet Bakù” e “Oasi del buon pastore”. Gli approfondimenti investigativi consentirono di accertare come il gruppo criminale dei Raia, da costola del gruppo Notturno, sia divenuto gruppo autonomo, in grado di gestire molteplici attività delittuose e di agire secondo uno schema tipico di controllo del territorio di stampo camorristico. Fu inoltre riscontrata l’esistenza di un sodalizio caratterizzato da una struttura operativa stabile, unitaria e verticistica, con ripartizione di ruoli e compiti funzionali ad assicurare la continuità e sistematicità dell’attività di traffico di sostanze stupefacenti, svolta senza soluzione di continuità presso le “piazze di spaccio” dei rioni del quartiere Scampia. Durante le indagini preliminari, fu possibile ricostruire diversi episodi di gestione delle piazze di spaccio del quartiere di Scampia direttamente da parte del clan in parola, che tramite i suoi membri avrebbe esercitato una piena e totale egemonia criminale sulla zona, soprattutto grazie alla produzione e al traffico di sostanze stupefacenti di vario genere come hashish, marijuana, cocaina, crack, eroina e cobret. Le indagini hanno, inoltre, provarono come il sodalizio esercitasse un vero e proprio controllo capillare nel territorio di sua “competenza”, attraverso la contrapposizione armata con organizzazioni rivali e l’esecuzione di azioni dimostrative con l’impiego di armi – le cosiddette stese – oltre che attraverso la gestione forzata e la gestione delle abitazioni popolari. Al riguardo emerse come alcuni esponenti del sodalizio in parola non abbiano esitato a porre in essere azioni violente anche nei confronti di esponenti della famiglia Notturno, al fine di acquisire gli immobili nella loro disponibilità per assegnarli ai loro sodali o rivenderli illecitamente.

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