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mercoledì, Luglio 17, 2024
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«Un carabiniere fece sparire l’arma con cui fu ferito un poliziotto», il ciclone Carra punta il dito contro un militare

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Un carabiniere a completa disposizione del clan. Questo il quadro desolante emerso dalla lettura dell’ordinanza di custodia cautelare eseguita qualche giorno fa nei confronti di presunti appartenenti al clan Baratto-Volpe attivo nella zona di via Leopardi a Fuorigrotta. Tra gli indagati anche il carabiniere Giuseppe Bucolo tirato in ballo dal pentito Genni Carra, ex numero due del clan Cutolo del Rione Traiano. Due i retroscena più inquietanti di questo rapporto ‘opaco’ del militare con i gruppi di Napoli ovest. Nel primo verbale Carra addirittura parla di un incontro svoltosi tra esponenti della mala flegrea e carabinieri infedeli. E’ il 6 agosto 2019 quando Carra racconta:«E’ vero per come mi chiede che il clan Cutolo controlla la parte bassa del Rione Traiano mentre il clan Puccinelli la parte alta. In particolare per la gestione della droga. Preciso che il clan Cutolo controlla però interamente la Loggetta. Anzi quando sono stati arrestati i titolari delle piazze di spaccio nella ordinanza che ha riguardato il clan Puccinelli, in realtà quelle piazze erano quasi tutte nostre. Con i Puccinelli facevamo riunioni una due volte alla settimana. In realtà mi sono reso conto che a comandare il clan Puccinelli è Salvatore Petrone detto o ‘ nano picciirill, più carismatico del figlio Francesco.  Una volta a settimana Volpe Antonio, cognato dei calacioni (famiglia Baratto), confidente, incontra in un basso a Fuorigrotta alcuni carabinieri. Quello è anche il luogo ove si riuniscono i clan per accordi o per riappacificarsi. Io ho sempre partecipato. A queste riunioni con i carabinieri siamo stati presenti io, Genni Cesi, Antonio Volpe e per i carabinieri una volta Bucolo Giuseppe e (…….)Comunque al di là di questi incontri il Volpe telefonava al Bucolo e anche ad un maresciallo da poco assegnato a Bagnoli. Pagavo al Bucolo Giuseppe 1500-2000 euro al mese in cambio di informazioni su indagini che riguardavano il clan Cutolo. Però il Bucolo mi informava anche di altre vicende. Ad esempio ricordo che mi ha informato del fatto che vi erano delle intercettazioni in corso su Bagnoli e su Esposito Massimiliano».

Poliziotto ferito a Fuorigrotta, Carra rivela:«Fatta sparire l’arma con cui fu ferito Barbato»

C’è un altro retroscena inquietante. Quello relativo al ferimento del poliziotto Nicola Barbato, ferito a Fuorigrotta il 24 settembre 2015. Secondo Carra, Bucolo, avrebbe fatto sparire l’arma con cui fu ferito l’agente. Barbato, durante un’operazione antiracket, fu ferito da uno degli estorsori, Raffaele Rende poi arrestato:«In occasione degli spari commessi dal Rende Raffaele contro i poliziotti a Fuorigrotta di fronte alla Cumana di Fuorigrotta – ha raccontato Genni Carra – posso dire che sono stato io a fornire la pistola, una calibro 9 corto. La diedi a Rende perché eravamo alleati con Genny Cesi ed il Rende era un suo affiliato e doveva commettere un’estorsione. Il Rende dopo il fatto portò la pistola al Volpe e quest’ultimo chiamò il Bucolo Giuseppe per farla sparire. Andai dal Volpe per reclamare la mia arma ma questi mi raccontò di averla affidata al Bucolo. Io mi stupii che un carabiniere potesse arrivare a tanto, visto che quell’arma aveva sparato contro un poliziotto».

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