"Il clan Casamonica è mafia", dopo la sentenza condannati 44 capi e affiliati

Il clan dei Casamonica riconosciuto come associazione di stampo mafioso. Dai giudici della X sezione penale del Tribunale di Roma, dopo circa 7 ore di camera di consiglio, sono arrivate 44 condanne a carico di capi e affiliati del clan Casamonica: i giudici hanno riconosciuto l’associazione di stampo mafioso per l’organizzazione criminale attiva nell’area est della Capitale.

Al processo si è arrivati dopo gli arresti compiuti dai Carabinieri del Comando provinciale di Roma nell’ambito dell’indagine ‘Gramigna’, coordinata dal procuratore di Roma Michele Prestipino e dai sostituti procuratori Giovanni Musarò e Stefano Luciani. Il pm Musarò in aula nella sua requisitoria dello scorso maggio aveva citato anche le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia Massimiliano Fazzari e Debora Cerreoni che hanno descritto la struttura e le modalità con cui agiva il clan.

Per questa stessa vicenda, nel maggio del 2019, erano state disposte 14 condanne in abbreviato e tre patteggiamenti. Tra i reati contestati anche l’estorsione, usura e detenzione illegale di armi. Presente in aula alla lettura della sentenza, dopo 7 ore di camera di consiglio, anche il procuratore aggiunto della Dda di Roma, Ilaria Calò.

«È una decisione molto importante. Conferma la validità dell’impostazione data dalla Dda e la serietà del lavoro svolto dalla Procura e dalla Polizia Giudiziaria in questi anni». Questo il commento.

Le condanne

 

I giudici hanno inflitto 30 anni di reclusione per Domenico Casamonica e 20 anni e mezzo per Giuseppe Casamonica. Tra i condannati anche Luciano Casamonica (12 anni e 9 mesi), a 25 anni e 9 mesi Salvatore Casamonica e a 23 anni e 8 mesi Pasquale Casamonica e 19 anni per Massimiliano Casamonica. L’indagine era stata avviata nel 2015.

«Con questa sentenza, il Tribunale di Roma riconosce in pieno la matrice mafiosa del sodalizio criminale costituito nell’ambito della famiglia Casamonica e fa luce su una sequela di episodi di estorsione e violenza rimasti sino ad oggi impuniti. Anche a causa della dilagante omertà imposta dal clan nel quadrante sud-est della capitale». E’ qunato osserva l’avvocato Giulio Vasaturo, legale di parte civile per conto dell’associazione antimafia Libera.

«È un fondamentale riconoscimento per l’ottimo lavoro della Procura di Roma e della polizia giudiziaria. Nel giro di pochi anni hanno saputo imprimere un colpo durissimo alle cosche dei Fasciani, Spada, Casamonica e dei Senese. Organizzazioni per troppo tempo egemoni a Roma».

«Quella pronunciata oggi dal Tribunale di Roma è una sentenza storica. Finalmente mette nero su bianco che Casamonica equivale a mafia ed un segnale importante da dare ai cittadini del nostro territorio. Da anni come Regione Lazio siamo in prima linea per ridare vita ai beni confiscati alle mafie, insieme ad associazioni e comitati di quartiere. Uniti tutti insieme per affermare la legalità. Come Regione lo abbiamo fatto a Roma restituendo ai cittadini tre ville di via Roccabernarda tra cui quella dalla cui demolizione è nato il Parco della Legalità. La sentenza di oggi ci da ancora più forza, noi non molliamo. Continueremo nella lotta contro le mafie e per la legalità, il che significa stare ogni giorno nei quartieri delle nostre città e presidiarli con i servizi e non lasciare spazi nei quali l’illegalità si può infilare». Così in una nota il presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti.

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