Ai domiciliari per usura, ultras della si toglie la vita: era il fratello di un boxeur vicino alla Magliana

L’ultras della Lazio agli arresti domiciliari, Cristian Raschi, si è suicidato con una pistola calibro 38. Una tragedia che si è consumata lo scorso 24 dicembre, nel giorno della vigilia di Natale. Quando i soccorsi del 118 sono arrivati sul posto, hanno trovato l’uomo in condizioni disperate: dopo il trasporto in ospedale, difatti, i medici hanno dovuto constatare la morte cerebrale di Cristian.

Il mistero della pistola

Adesso scatteranno le indagini per capire chi ha fornito l’arma per uccidersi all’uomo. L’ultras della Lazio stava scontando una pena e per questo non poteva essere in possesso della pistola. Molti ultras, tra cui anche gli ex, sono finiti nelle retata dello scorso novembre, dopo la quale sono finiti in carcere i complici di Fabrizio Piscitelli, Diabolik, ucciso al parco della Caffarella in un’esecuzione mafiosa.

Il legame con Osvaldo Raschi, fratello di un boxeur vicino alla Magliana

Cristian Raschi era anche il fratello di Osvaldo Raschi. Quest’ultimo, morto per overdorse agli inizi degli anni 2000, era diventato un mito per la maggior parte degli amanti della boxe, dove è stato campione del mondo. Oltre ad essere famoso per questo, però, l’uomo era conosciuto anche per i pestaggi che compieva in ambito criminali, per una serie di rapine e per una fuga sui tetti per sottrarsi ad un mandato di arresto della polizia. Osvaldo era inoltre ritenuto un fiancheggiatore della banda della Magliana, indicato come legato a Laudavino De Sanctis, detto Lallo lo zoppo, autore di sequestri di persona avvenuti tra gli anni ’80 e ’90.