Uno si faceva chiamare «Barone», l’altro «Chiattone». Rispettivamente 43 e 30 anni di età. Sono loro gli uomini al vertice della banda (ora arrestata dai carabinieri) che per oltre 6 mesi ha truffato e derubato persone anziane in diversi quartieri di Roma con la classica truffa del «nipote in difficoltà che ha bisogno di soldi».
Grazie all’organizzazione che erano riusciti a costruire, hanno messo a segno 13 colpi, ottenendo un bottino di oltre 100mila euro, tra contanti e gioielli. Collane, fedi, orologi, anelli e spille preziose rubati ad anziani, quasi tutti ultraottantenni, approfittando della loro fragilità. Una truffa ormai ben nota ai carabinieri del Nucleo Operativo della Compagnia Roma Trastevere che, dopo mesi di indagini partite con la denuncia di una delle vittime, hanno preso i componenti della banda. Vertici inclusi.
Da Casoria a Roma per truffare gli anziani, smantellata la banda “dei seminterrati”
Cinque le persone arrestate con l’accusa a vario titolo, di associazione per delinquere ed estorsione aggravata. Si tratta di uomini originari della provincia di Napoli, di età compresa tra i 29 e i 73 anni. Le indagini dei militari dell’Arma però proseguono, alla ricerca di altri complici del sodalizio criminale.
Hanno deciso di chiamarla indagine «Partenope» per via del fatto che la base operativa della banda si trovava a Casoria, in provincia di Napoli. È da lì che i malviventi partivano per andare a commettere le truffe a Roma, specialmente nel quadrante nord.
Un’organizzazione ben collaudata con un sistema che assicurava anche assistenza alle persone che venivano arrestate e ai loro familiari. Il modus operandi era sempre lo stesso, così come anche i ruoli della banda. Tutti ben definiti: c’erano i capi, i centralinisti, i basisti e quelli che andavano a ritirare il bottino. Tutti comunicavano con cellulari sempre diversi e si spostavano con auto a noleggio. Tutti espedienti per essere difficilmente rintracciabili. Ma non è stato sufficiente.
Partendo dalla denuncia della vittima, grazie ad appostamenti ed intercettazioni, i militari hanno scoperto e smantellato l’intero sistema. Tutto parte dalla scelta della vittima, che veniva selezionata con cura. Doveva essere molto anziana, benestante e magari anche con qualche problema di salute.
La persona scelta veniva contattata telefonicamente a casa da un «centralinista» che, spacciandosi per un parente, quasi sempre il nipote, chiedeva al nonno o alla nonna un’ingente somma di denaro con una certa urgenza. «Nonno, ho bisogno di soldi per pagare il corso, l’iscrizione scade oggi». Oppure: «Nonna, sono alle poste, devo ritirare un pacco ma non ho abbastanza soldi, ora viene una persona a prenderli».
Il finto parente dunque convinceva la vittima a racimolare soldi e gioielli che aveva in casa, nell’attesa che arrivasse la persona incaricata a ritirarli. Nel frattempo però, per evitare che la loro preda potesse comunicare con l’esterno e chiedere aiuto, la banda le bloccava tutte le linee telefoniche: cellulare e telefono fisso. La convincevano, per svariati motivi, a restare al telefono.
A volte, a qualche anziano venivano dei dubbi. Ma i truffatori, anche in questo caso, sapevano come cavarsela. «Nonna, ho un po’ di raffreddore, per questo non ti sembro io» dicevano. Oppure: «ma no, è la linea disturbata». E così mentre la vittima restava bloccata al telefono, arrivava il terzo complice a casa sua. Il «riscossore» si presentava nell’appartamento come «l’amico del nipote» o «il responsabile delle poste» e si faceva dare soldi e gioielli. E se questi non bastavano puntava agli assegni o alle carte di credito.
A una donna sono riusciti a rubare 40mila euro in un solo colpo. Gioielli e ricordi di una vita, sottratti con l’inganno a persone innocenti. Fino a che non sono intervenuti i militari dell’Arma.


