Una drammatica serie di leggerezze ha provocato la morte del giovane Fabio Ascione, avvenuta il 7 aprile scorso all’ospedale Villa Betania. Le immagini dei sistemi di videosorveglianza, analizzate dai Carabinieri della Compagnia di Poggioreale, hanno immortalato quei tragici momenti. Eugenio Ascione aveva tra le mani la pistola che ha ucciso suo cugino Fabio.
Secondo la Procura di Napoli, il 24enne ha consegnato l’arma a Francescopio Autiero che, dopo aver partecipato a uno scontro a fuoco con un gruppo rivale, ha fatto partire il colpo letale in via Carlo Miranda. L’altro arrestato nel blitz di stamattina è il 30enne Emanuele Loquercio, accusato di porto di pistola in luogo pubblico. Stessi reati contestati a Eugenio Ascione, per il quale è scattata anche l’aggravante dell’appartenenza al clan De Micco. Nei filmati si noterebbe Loquercio puntare l’arma verso la testa di un altro ragazzo, il quale si abbassa d’istinto percependo l’immediato pericolo.
Morte di Fabio Ascione, le immagini delle telecamere
Poco dopo, alle ore 04:49:53, le telecamere riprendono Eugenio Ascione mentre arriva, insieme a Autiero, fuori al bar dove si trovava un gruppo di ragazzi. È in quel momento che il cugino della vittima consegna una pistola nera ad Autiero, arma che fino a pochi istanti prima teneva nascosta all’altezza della cinta dei pantaloni. I frame mostrano Autiero prendere la pistola dalla cinta del 24enne. Il tutto avviene nonostante il tentativo di Eugenio Ascione di mettersi di spalle alla telecamera presente del bar, il 24enne apre il suo giaccone per nascondere il passaggio dell’arma.
Le parole del cugino di Fabio Ascione
Eugenio Ascione si è presentato spontaneamente ai militari dopo la morte del cugino, rilasciando dichiarazioni utili a ricostruire la terribile notte: «Il 7 aprile 2026 mi trovavo presso il Santuario della Madonna dell’Arco di Sant’Anastasia, unitamente a V.C. e ad altre persone. Successivamente, scendendo a piedi dal Santuario, ricordo che indossavo un giubbino bianco e grigio e pantaloni beige, come da tradizione dei pellegrini (i Fujenti, ndr), e giungevamo nei pressi del bar Lively di Ponticelli intorno alle ore 03:30-04:00, luogo in cui il mio gruppo di amici è solito riunirsi. All’esterno erano presenti Pio Autiero, Emanuele Loquercio, V.C., C.F., C.V., V.A., I.V., V.F. ed altri soggetti. Ricordo che, ad un certo punto, Loquercio si alzava da sotto il gazebo e si dirigeva verso V.C., che si trovava in strada appoggiato ad un’auto in sosta; in tale frangente estraeva una pistola e la puntava alla testa di quest’ultimo, intimorendolo. Tale gesto era dovuto ad un diverbio tra i due in corso già da alcuni giorni. Fortunatamente non veniva esploso alcun colpo. Immediatamente Pio Autiero redarguiva Loquercio invitandolo a riporre l’arma, in quanto ci trovavamo all’esterno di un bar».
Il racconto del 24enne prosegue descrivendo i concitati minuti che hanno preceduto la sparatoria e la tragedia «Subito dopo tale episodio, Pio Autiero si avvicinava nei pressi di un lampione vicino al gazebo e, con la pistola in mano, effettuava l’operazione di scarrellamento (l’atto di caricare l’arma tirando indietro il carrello, ndr): in tale circostanza veniva espulsa e cadeva a terra accidentalmente una cartuccia. Successivamente, giungeva nei pressi del bar un’auto di colore blu con a bordo un ragazzo e due ragazze, i quali riferivano a Pio Autiero della presenza di alcuni ragazzi di Volla presso la villetta comunale. Pio Autiero chiamava immediatamente C.V. e i due salivano a bordo di uno scooter SH 300, allontanandosi. Poco dopo, Autiero e C.V. ingaggiavano un conflitto a fuoco con un’auto e si udivano colpi d’arma da fuoco provenire dalla zona dell’incrocio di via Martiri della Libertà; in quel momento cercavo riparo gettandomi a terra”
Il tragico epilogo raccontato dal testimone
Infine, l’indagato descrive l’esatto momento del ferimento mortale del cugino, svelando la dinamica del “fuoco amico” nata dalla spavalderia del principale indagato: «Giunti sul retro del palazzo, scendevo dall’auto e sentivo Pio Autiero che si “atteggiava” di aver appena sparato contro un’auto, affermando testualmente: “agg’ scaricat tutt’ ‘o caricator”. Subito dopo si udivano ulteriori colpi d’arma da fuoco (partiti accidentalmente nella concitazione, ndr). Entravo sotto il porticato del palazzo e vedevo Fabio Ascione accasciato vicino al muro, il quale pronunciava le seguenti parole: “Uah, m’ha cujuto a me!”. Resomi conto della situazione, correvo verso mio cugino, lo afferravo e gli sollevavo la maglietta, constatando la presenza di un foro al centro del petto. In quel frangente notavo Pio Autiero che brandiva una pistola; successivamente mi veniva riferito che lo stesso si colpiva da solo con dei ceffoni al volto, ma io ero fortemente scosso. Insieme a F. abbiamo caricato Fabio in auto e ci siamo diretti con urgenza all’ospedale Villa Betania. Da quel giorno non ho più avuto notizie di Pio Autiero».
Omicidio Ascione, arrestato il cugino affiliato al clan De Micco

