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domenica, Maggio 22, 2022
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Cinquemila euro per restare a Ponticelli, sconto di pena per i ras dei De Luca Bossa


Erano finiti a processo con l’accusa di estorsione aggravata. Ieri per tre ras dei De Luca Bossa è arrivato un sostanzioso sconto di pena. A processo Umberto De Luca Bossa (difeso dagli avvocati Antonio Delvecchio e Carlo Maria Faiello), Roberto Boccardi e Mario Sorrentino: i tre erano accusati di aver preteso il pagamento di 5mila euro ad una donna per permetterle di restare nel suo alloggio popolare a Ponticelli dopo una lite che aveva visto coinvolto il figlio della donna e un altro ragazzo (leggi qui l’articolo). Si tratta di uno dei due processo scaturiti dagli arresti disposti dalla Direzione Distrettuale Antimafia nell’ottobre del 2020 nei confronti di sette persone legate al clan camorristico del lotto 0. Presso la Corte d’Appello di Napoli (IV sezione) non sono mancate le sorprese: i giudici, accogliendo le richieste della difesa, hanno rideterminato la pena inflitta in primo grado che è così passata da cinque anni e quattro mesi a quattro anni.  I tre erano stati condannati in primo grado per avere richiesto ad una donna, a seguito di un litigio avvenuto nelle palazzine del Lotto 0, la somma di denaro di 5mila euro quale prezzo per conservare il possesso dell’alloggio popolare nel quartiere Ponticelli. A seguito delle minacce ricevute, non disponendo della somma di denaro, la vittima era stata costretta ad allontanarsi per evitare ulteriori ritorsioni dopo che alcuni soggetti legati al clan avevano esploso diversi colpi di arma da fuoco esplosi contro la sua abitazione.

Il racconto del pentito Tommaso Schisa e quello della vittima

Fondamentali per la ricostruzione della vicenda si erano rivelate le dichiarazioni del collaboratore di giustizia Tommaso Schisa che aveva fotografato il clima di terrore nel rione e le vessazioni a cui i residenti erano costretti:«Nel nostro clan c’è anche Boccardi recchiolone che prima faceva parte dei De Micco. Riconosco anche Umberto De Luca Bossa. Nel lotto 0 comanda lui che è competente su quella zona. Al Conocal nonché al Rione De Gasperi e nella zona denominata abbascio a chicco ci sono alloggi di edilizia popolare di proprietà del comune di Napoli. Il clan Schisa-Minichini-De Luca Bossa gestisce la vendita di tali immobili o, comunque, percepisce dagli occupanti una quota mensile». Racconto che trova conferma anche nella denuncia fatta dalla vittima alle forze dell’ordine. La donna ha raccontato che tutto è iniziato quando il figlio è rimasto vittima di numerosi episodi di bullismo da parte di alcuni suoi coetanei. A causa di questa situazione la donna ha avuto una discussione con la madre di una di questi ragazzi, discussione poi degenerata come raccontato dalla stessa donna:«La donna ha cominciato a inveire contro di me e improvvisamente un giovane che viaggiava a bordo di un motociclo mi ha detto ‘Quando non vuoi essere toccata a tuo figlio tienitelo sopra’ e quando ho cercato di replicare mi ha preso a parole». Dopo questo episodio il marito della donna è venuto alle mani con questa persona e proprio lì sono iniziati i problemi (leggi qui l’articolo).

L’arrivo degli uomini del clan

«Dopo 15 minuti sotto casa mia sopraggiunsero dei motocicli. Tra di essi vi era Mario Sorrentino che chiedeva di mio marito, insieme a lui un giovane dagli occhi chiari che mi disse:’Ora te ne devi andare, lascia la casa e porta le chiaviuì sulle case (il lotto O di via Cleopatra)’. Mi hanno minacciata dicendomi che dovevo lasciare Ponticelli. Ero disperata e così un conoscente del parco mi ha portata al cospetto di Roberto Boccardi e Umberto De Luca Bossa. Ho spiegato loro cosa fosse successo e il Boccardi diceva a De Luca Bossa di non ascoltarmi ma questi per tutta risposta mi diceva:’Va bene se vuoi restare a Ponticelli portaci 5mila euro’. La sera ho saputo che alcune persone stavano cercando di entrare in casa mia forse per occuparla».

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