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giovedì, Maggio 26, 2022
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Dagli schiaffi nelle Case Celesti all’omicidio a Terracina, la storia del boss Marino


Dopo la seconda faida di Scampia la famiglia Marino visse un breve periodo di divisione interna, causata dalla cacciata di Gaetano Marino dalle Case Celesti. Il fratello di Gennaro ‘o Mckey venne allontanato dagli esponenti di rilievo della sua stessa famiglia su ordine del boss Arcangelo Abete, dettaglio riportato nell’ordinanza del tribunale del Riesame di Napoli. Infatti un ruolo decisivo sull’esilio di Marino fu giocato in particolare dai nipoti Angelo Marino e Roberto Manganiello.

Gaetano, detto o Moncherino, fu schiaffeggiato davanti ai suoi affiliati da Manganiello, dopodiché quest’ultimo subì un attentato da parte di Gianluca Giugliano, fedelissimo di Marino. E’ questo l’antefatto che precede l’omicidio di Ciro Nocerino, ex braccio destro dei Marino ma all’epoca persona vicina a Manganiello e sfuggito insieme al ras all’attentato.

A svelare quei retroscena fu Antonio Leonardi: “Angioletto Abete, con gli Abbinante, fece picchiare Gaetano Marino nelle Case Celesti e lo fecero fare da Manganiello e da Ciro Nocerino. Gaetano Marino venne picchiato davanti a lutti per umiliarlo”. Il movente sarebbe stato spiegato a Leonardi dallo stesso Abete: “Mi venne data la spiegazione che Marino sparlava, che non meritava di comandare e quindi gli venne data una lezione per estrometterlo”.

IL RITORNO DI MARINO GRAZIE ALLA VANELLA GRASSI

Solo grazie all’intervento dei capi della Vanella Grassi, Gaetano Marino poté rientrare nel proprio territorio, pagando come prezzo la sottomissione della sua famiglia alla volontà dei triumvirato vinelliano divenendo, di fatto, un sotto-gruppo. Nacque così la Nuova Vanella Grassi composta dalle famiglie Leonardi e Marino.

Le attività di indagine iniziate a seguito della terza faida di Secondigliano-Scampia, combattuta dal 2011-2013, dimostravano come la famiglia Marino abbia garantito il proprio costante contributo attivo durante lo scontro armato. In questo scontro è possibile ascrivere l’omicidio di Gaetano Marino avvenuto il 23 agosto del 2012 sul lungomare di Terracina.

UNA VANELLA A TRE TESTE

Da braccio militare dei Di Lauro è poi passato indenne per ben tre faide. La sua storia è quella di un’unica famiglia, un capoclan e i suoi nipoti. E’ il 2007 quando il gruppo della Vanella Grassi (strada conosciuta in tutta Secondigliano e confusa molto spesso con la vicina vico Lungo Ponte ‘a spuntatora’) capeggiato da Petriccione Salvatore, Guarino Rosario e Accurso Antonio passa con gli Scissionisti degli Amato-Pagano. Il gruppo, cresciuto e rafforzatosi sotto l’egida di tre personaggi, Antonio Mennetta, Rosario Guarino e Fabio Magnetti.

IL PENTITO DEL CLAN MARINO

A raccontare questa prorompente ascesa è stato in più occasioni il collaboratore di giustizia Gianluca Giugliano. Proveniente dalla famiglia dei Marino, storica famiglia di camorra di Secondigliano e protagonista della scissione dai Di Lauro, Giugliano ha osservato lo svolgersi degli eventi da una prospettiva di intraneo alla Vanella Grassi.

Grazie al suo ruolo di killer, diviene uno dei luogotenenti dei Marino e a partire dal giugno-luglio 2008 viene messo al corrente delle decisioni della famiglia, nelle alterne vicende che hanno visto i Marino entrare in un sotterraneo conflitto con gli Amato-Pagano, per poi diventare protagonisti della cosiddetta scissione fredda. Un’ulteriore frattura in un cartello composito formatosi a seguito di due faide (quella del 2004 e quella del 2007) dai Di Lauro.

Le rivelazioni di Giugliano si sono rivelate determinanti per comprendere l’ascesa della Vanella sotto l’egida dell’elemento realmente dirompente nel quadro degli assetti criminali di Secondigliano, poiché la famiglia Marino viene letteralmente fagocitata dalla Vanella.

LE CONDANNE DEGLI ABETE-ABBINANTE

Oggi la Corte d’Assise di Roma ha inflitto due ergastoli e due condanne a ventidue anni di reclusione per le quattro persone imputate per l’omicidio di Marino. Confermata dunque la sentenza di primo grado della Corte di assise di Latina con il carcere a vita per Arcangelo Abbinante, 30 anni, considerato l’esecutore materiale, Giuseppe Montanera, di 44 anni, componente del commando, e 22 anni di reclusione ciascuno a Carmine Rovai e Salvatore Ciotola, 58 anni.

Le indagini della Direzione investigativa antimafia di Roma avevano seguito la traccia dello scontro tra clan che era in atto in quegli anni nel quartiere napoletano. Allora si combatteva per il controllo della piazza di spaccio. Soltanto nel 2017 vennero arrestati i quattro responsabili dell’omicidio volontario in concorso. Riscontrate le aggravanti di aver agito con premeditazione e con metodo mafioso, esplicitato dalle modalità inerenti l’organizzazione che l’esecuzione del delitto oltre alla detenzione illecita di armi.

UN BOSS SU RAI 2

Il 29 dicembre del 2010 il boss Moncherino balzò alla ribalta delle cronache nazionali per la sua partecipazione alla trasmissione Rai ‘Canzoni e Sfide’.  “Naturalmente a stupire non è che una bambina ami suo padre e voglia dedicargli una canzone. Non stupisce nemmeno che la figlia e nipote dell’aristocrazia del narcotraffico italiano, vada in televisione – in Rai – a cantare una canzone per suo padre. Per una figlia, per una bambina, un padre anche quando camorrista è soltanto un padre. Su tutto questo, si potrebbe sorvolare e superare l’imbarazzo. Ma alla fine dell’esibizione Lorena Bianchetti le si avvicina e le dice: ‘È bellissimo questo brano’ poi continua, ‘Ti va di fare una sorpresa a papà? Ti va di dargli un bacino? Dov’è… signor papà, c’è Mary che vorrebbe darle un bacino’. E lì, in prima fila, ecco Gaetano Marino (ripreso senza inquadrare le mani di legno) che dà un bacio a sua figlia. Incredibile. Mi domando, perché questo omaggio? Perché il Politeama di Catanzaro ha tenuto Gaetano Marino come ospite d’onore in prima fila. Perché la RAI ha messo in scena questa celebrazione? Il mondo degli appalti che riguardano lo spettacolo è da sempre infiltrato. Catering, palchi, concerti, teatri. Maurizio Prestieri, boss del Rione Monterosa e ora collaboratore di giustizia, conosce sin nel dettaglio questi meccanismi. Prima o poi si riuscirà a svelare i legami tra mafie, televisioni, musica e spettacolo“, denunciò lo scrittore Roberto Saviano.

 

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Alessandro Caracciolo
Alessandro Caracciolo
Redattore del giornale online Internapoli.it. Iscritto all’albo dei giornalisti pubblicisti dal 2013.
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