HomeCronacaFrattamaggiore, posto disabili occupato abusivamente: "Mio figlio ridotto così per difendermi"

Frattamaggiore, posto disabili occupato abusivamente: “Mio figlio ridotto così per difendermi”

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Una lite scoppiata per un posto auto riservato a un ragazzo disabile si è trasformata in una violenta aggressione. A raccontare quanto accaduto è Anna Combatti, che sui social ha pubblicato un lungo sfogo corredato dall’immagine del volto tumefatto del figlio. Secondo il suo racconto, tutto sarebbe nato dall’occupazione dello stallo riservato e numerato destinato all’altro figlio, un ragazzo con disabilità grave che, come scrive la donna, “vive attaccato ai macchinari”. La famiglia avrebbe chiesto ai vicini di casa di liberare il posto, ma la richiesta avrebbe dato origine a una discussione.

“Ho preteso il rispetto di un diritto sacrosanto”, scrive Combatti, spiegando che alcune persone residenti nello stesso stabile, e conosciute dalla famiglia da oltre 14 anni, avrebbero occupato abusivamente lo spazio riservato. “Quando ho chiesto civilmente di spostare l’auto, mi è stato risposto con un’arroganza e una strafottenza disarmanti: ‘Anche mio padre è disabile, ho diritto di stare qui anche io’. No, non hai nessun diritto di occupare uno stallo personale e numerato”, afferma.

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La donna racconta che la situazione sarebbe degenerata nel momento in cui ha preso il cellulare per fotografare la targa dell’auto e segnalare l’accaduto al deputato Francesco Emilio Borrelli. “Si è scatenato l’inferno. Mio figlio è stato ridotto così per avermi fatto da scudo, quel casco era rivolto a me”, sostiene nel post.

Il giovane è stato soccorso dal personale del 118 e trasportato all’ospedale di Frattamaggiore, dove è rimasto in osservazione per tutta la notte. Successivamente è stato trasferito all’ospedale di Pozzuoli per una consulenza specialistica otorinolaringoiatrica. “Gli è stato applicato un tutore nasale. Ora siamo in attesa del prossimo controllo, con la speranza che non debba essere operato”, riferisce ancora la madre.

Sull’episodio sono intervenuti i Carabinieri e, come riferito dalla stessa Combatti, è stato informato il pubblico ministero. “Certo che ho denunciato. Potevo mai stare in silenzio davanti a uno schifo del genere? Andremo fino in fondo, la giustizia farà il suo corso e nessuno farà un passo indietro”, conclude la donna, che punta il dito anche contro quelli che definisce “vicini di casa che ci conoscono da 14 anni” e che, a suo dire, erano perfettamente consapevoli delle condizioni del figlio disabile.

Sulla vicenda sono in corso gli accertamenti delle forze dell’ordine per ricostruire con precisione la dinamica dei fatti e accertare eventuali responsabilità.

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