«Gli volevano fare la cartella», le raccomandazioni del boss Sequino dal carcere al ras ‘Zepechegno’

Il fallito agguato a Giovanni Sequino ‘pallino’ e Enrico La Salvia ‘Zepechegno’ (quest’ultimo raggiunto da un’ordinanza di custodia cautelare in merito all’omicidio Bottone) rappresenta un punto di non ritorno nei rapporti tra il gruppo retto da Nicola e Salvatore e i Vastarella delle Fontanelle. Dopo quell’agguato infatti ci sarà la ‘risposta’ armata culminata con l’omicidio di Antonio Bottone davanti una cornetteria dei Colli Aminei. A riprova dell’importanza criminale di quell’evento ci sono una serie di intercettazioni in carcere riprese dagli inquirenti qualche settimana dopo il raid di via Arena alla Sanità.

E’ il 2 novembre del 2016 quando Salvatore Sequino viene intercettato in un dialogo in carcere con la moglie che gli racconta del fallito agguato rivelando che La Salvia era in compagnia del nipote («Di fronte vicino al salumiere, lui e Enrico sopra»). La donna descrive al marito le fasi precedenti all’agguato, eseguito da due soggetti a bordo di uno scooter uno dei quali indossava la parrucca:«Scendendo proprio così, ci passa proprio davanti uno su un motorino, con una parrucca bionda, tutti quanti gli ridevano contro, lui stava in mezzo al traffico perchè la Sanità quel sabato era trafficata. Mentre Rosetta che era con me voleva vedere chi era ad un certo punto abbiamo visto Pallino a terra. Madonna dissi io ma che stai dicendo, va bene le persone che te lo dico a fare». Salvatore Sequino a questo punto chiede alla moglie di comunicare a La Salvia di non uscire di casa, visto che è già scampato ad un agguato:«Digli che non deve camminare, non deve, quelli là già se lo volevano fare, gli volevano fare la cartella».

La moglie a quel punto chiede a Sequino se ha avuto modo di scrivere al fratello Nicola temendo altre ripercussioni o possibili altri agguati da parte dei Vastarella. Sequino annuisce arrabbiandosi poi dopo aver appreso che alcune lettere indirizzate agli affiliati erano state sequestrate dai carabinieri:«Perchè le tenevano conservate le lettere? Ma allora sono proprio scemi?».