Famiglia, affari, violenza e camorra. Ci sono anche queste dinamiche nell’inchiesta che ha svelato gli interessi economici del clan Mazzarella nelle truffe informatiche. La Procura di Napoli, coordinata da Nicola Gratteri, ha ricostruito i ruoli dei protagonisti della vicenda analizzando i legami tra i professionisti delle frodi e gli esponenti della criminalità partenopea.
Negli anni ’90 ci fu il matrimonio tra Marianna Giuliano e Michele Mazzarella che avrebbe sancito un’alleanza tra i due clan. Il boss 48enne è stato raggiunto da un’ordinanza di custodia cautelare per aver guidato un gruppo specializzato nelle truffe, mentre la 46enne, secondogenita del collaboratore di giustizia Luigi ‘Lovigino’ Giuliano, è stata indagata. I coniugi sono stati accusati di essere i capi del gruppo al quale avrebbero garantito soldi per acquistare le carte di credito sulle quali far arrivare i soldi illeciti.
La figura di Marianna Giuliano
Negli anni ’90 ci fu il matrimonio tra Marianna Giuliano e Michele Mazzarella che avrebbe sancito un’alleanza tra i due clan. Il capo del Cartello è detenuto dal 1999, ciò nonostante avrebbe continuato a gestirlo grazie all’aiuto della moglie, infatti gli inquirenti hanno definito la donna: “Vero alter ego del marito per la gestione dell’affare delle frodi“.
Nell’inchiesta sono finite anche le intercettazione ambientali, registrate in casa di Ciro Mazzarella, cugino di Michele, dalle quali emergerebbe che il 26enne Gennaro ‘Gerry’ Brusco sia stato il punto di riferimento della struttura dedita alle frodi che sarebbe stata creata e finanziata da Michele Mazzarella. Il capoclan detenuto si sarebbe reso conto del talento criminale del compagno della figlia e così gli avrebbe affidato l’attività.
La lite familiare e la rabbia della moglie di Michele Mazzarella
Nell’agosto 2023 sarebbe emerso un litigio tra Brusco e la compagna, figlia di Michele Mazzarella e Giuliano. In quella circostanza il boss sarebbe intervenuto imponendo a Brusco di fermare ogni attività. Oltre a fare da intermediaria, Giuliano avrebbe voluto riprendersi un appartamento nel Rione Luzzati usato dal gruppo di Gerry per organizzare le frodi. Materialmente lo sfratto sarebbe stato eseguito dalla 46enne, dunque avrebbe agito per tutelare l’offesa dal comportamento irriverente del compagno e in qualità di vicario del marito detenuto.
“Fammi vedere come la spari”
Un mese dopo è stata intercettata una conversazione tra Brusco e Giuliano in cui quest’ultima avrebbe abbandonato ogni cautela alla luce della rabbia provata. Il genero avrebbe minacciato in pubblico di far del male alla figlia e si sarebbe avvicinato al clan Contini: “Hai detto vicino a mia figlia davanti alla gente ti devo sparare… Fammi capire… Ma ti dovessi pensare che io mi metto paura di N.M di San Giovanniello e di tutto il resto appresso… Non ti permettere più di dire a mia figlia ti devo sparare… Fammi vedere come la spari“.
Per gli inquirenti, queste parole dimostrerebbero lo spessore criminale di Giuliano e il suo ruolo all’interno del cartello criminale. Dell’episodio sarebbe venuto a conoscenza anche Mazzarella che per difendere la figlia e, soprattutto per sottolineare il suo ruolo di dominus, avrebbe ordinato di picchiare Gerry.
Gli interessi del figlio del boss Licciardi e del clan Mazzarella sulle truffe

