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mercoledì, Febbraio 21, 2024
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I misteri irrisolti sull’omicidio di Gelsomina Verde, mancano mandanti e complici dell’efferato delitto della prima faida di Scampia

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Gli arresti, le ordinanze e le sentenze arrivate nell’arco di 19 anni sembrano non aver fatto ancora piena luce sul femminicidio di Gelsomina Verde. La ventenne fu uccisa a Secondigliano dagli uomini del clan Di Lauro a causa della sua relazione con un fuggiasco boss del cartello Scissionista. Tutto iniziò nel 2004, anno che venne tragicamente segnato dalla sanguinosa prima faida di Scampia durante la quale vennero uccisi anche persone innocenti come Mina e Antonio Landieri.

Una lotta combattuta quartiere per quartiere, strada per strada, palazzo per palazzo. “Prendete e guagliunciell’, nun anna capì null’, prendete tre quatt’ e loro e jat’ a fa ‘o piezz“, fu questo l’ordine impartito da Cosimo Di Lauro dopo il duplice omicidio di Fulvio Montanino e Claudio Salierno, avvenuto il 28 ottobre, e dopo l’agguato del 6 novembre nei Sette Palazzi nel quale venne ucciso Landieri.  

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I primi due erano i fedelissimi del figlio maggiore di Ciruzzo ‘o Milionario e proprio quegli agguati diedero formalmente inizio alla Faida. Antonio, invece, era un ragazzo disabile totalmente estraneo al contesto camorristico, purtroppo, la sua vita venne recisa della ferocia criminale della camorra.

Poi arrivò la maledetta notte del 21 novembre nella quale Gelsomina venne uccisa in maniera atroce con due i colpi di pistola alla testa, dopodiché il suo corpo carbonizzato venne scoperto all’interno di una Fiat Seicento parcheggiata in un viale privato a Secondigliano. Il commando dilauriano avrebbe voluto sapere il nascondiglio di Gennaro Notturno e dei suoi amici, ma lei non seppe dargli alcuna informazione.

I MISTERI SULLA MORTE DI MINA

Lo scorso luglio le indagini la Dda sono state alla base di due ordinanze di custodia cautelare emesse nei confronti dei killer Luigi De Lucia e Pasquale Rinaldi detto ‘o Vichingo. Il giorno del blitz, però, il capo Squadra della Mobile Alfredo Fabbrocini ha fatto intendere che ci potranno essere nuovi sviluppi: “Sull’omicidio ci saranno anche altre posizioni da definire: moralmente sono tutti colpevoli“.

LE CONDANNE E LE ZONE D’OMBRA

Per l’omicidio di Gelsomina sono stati già condannati Pietro Esposito, oggi collaboratore di giustizia, che la consegnò ai carnefici. Così come Ugo De Lucia che è stato ritenuto a capo del gruppo di fuoco del Perrone-Berlingieri, ideatore ed esecutore dell’agguato. Invece Cosimo Di Lauro, dopo essere stato condannato in primo grado quale mandante dell’omicidio, è stato assolto dall’accusa in Appello.

Nell’ultima ordinanza il gip del Tribunale di Napoli ha ammesso, però, l’esistenza di alcuni punti oscuri nella vicenda tragica di Gelsomina: mancano i nomi dei complici di Ugo De Luca che si occuparono con lui del sequestro e dell’omicidio; inoltre resta da chiarire la precisa catena decisoria del clan.

 

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Alessandro Caracciolo
Alessandro Caracciolo
Redattore del giornale online Internapoli.it. Iscritto all’albo dei giornalisti pubblicisti dal 2013.
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