Il boss Sequino doveva essere ucciso fuori al carcere:«Ecco il piano dei Vastarella»

C’era un preciso piano dei Vastarella per uccidere il boss Salvatore Sequino. L’agguato sarebbe dovuto avvenire all’uscita del boss dal carcere di Vibo Valentia dove era rinchiuso. E’ questo uno dei tanti particolari emersi nelle ultime ordinanze contro i clan della Sanità e relativi al periodo in cui impazzava lo scontro tra i Vastarella e i Sequino. E’l’ottobre del 2016 quando nel quartiere si sparge la voce che Sequino uscirà di lì’ a poco in virtù di una sentenza a lui favorevole. Il 13 ottobre a Lagonegro viene arrestato Fabio Vastarella, nipote di Patrizio Vastarella, a bordo di un’auto rubata a un magistrato a Salvator Rosa. Il giovane si era così messo in viaggio alla volta della Calabria accompagnato da un’altra auto con all’interno Raffaele Topo e Alessandro Pisanelli ‘o veloc.

Sequino, venuto a conoscenza del tentativo di agguato nei suoi confronti organizza il suo ritorno a Napoli chiedendo alla moglie di far arrivare un loro ‘amico’ ovvero un
sovrintendente di polizia (originario della Sanità) ma in servizio al Nord e che insieme con il
figlio di quest’ultimo e suo cognato Silvestro Pellecchia avrebbero dovuto scortarlo fino a casa. Racconta la moglie al boss durante il suo colloquio in carcere:«Hanno arrestato a Fabio Vastarella a Lagonegro … Il 13 Ottobre! La giornata del 14! … Una macchina rubata, i guanti in lattice, una ricetrasmittente, comunque l’hanno rubata a Salvator Rosa questa macchina…».

Sequino inizia a pensare che l’agguato era preparato da tempo:«Che ne sapevano che e il 14 ci stava …..? Ma quando lo hanno arrestato? Il 13? … Perciò non è uscita la sentenza!…». A quel punto la donna, riferendosi ai Vastarella, affermava che questi ultimi erano convinti della sua scarcerazione e invitava il marito, a titolo precauzionale, ad utilizzare un autobus per tornare a casa nel caso in cui fosse stato scarcerato: «Quelli erano convinti che tu uscivi! … Sai che devi fare? Ti devi mettere dentro un pullman!…». Sequino invece dice alla moglie di avvertire suo cognato, Silvestro Pellecchia, e di chiedergli di organizzare nel caso un percorso alternativo tra le montagne.