Tutti i dettagli sull'impianto ecoballe di Giugliano
Tutti i dettagli sull'impianto ecoballe di Giugliano

Un’area di 12.710 metri quadrati, 3 edifici da costruire (un capannone, una palazzina per uffici e uno per la pesa), 19 mln di euro la spesa prevista per il progetto, 365 giorni per completarlo, 400mila le tonnellate di rifiuti stoccati in balle da trattare, 25 gli addetti previsti alla lavorazione: questi tutti i numeri del nuovo impianto che sorgerà nell’ex centrale turbogas al Ponte Riccio.

Un impianto voluto dalla Regione Campania per smaltire parte delle ecoballe stoccate da anni nel sito di Taverna del Re tra Giugliano e Villa Literno. Un progetto molto contestato da più parti, associazioni, comitati, partiti di centro, destra e sinistra ma che sta andando inesorabilmente verso la realizzazione.

Cosa prevede il progetto?

Il progetto prevede la riorganizzazione e l’adattamento dell’ex area industriale dell’ex area Enel al Ponte Riccio, attualmente dismessa, di un impianto il cui via libera parte da lontano. Era il 23 dicembre 2015 quando la regione Campania approvò il Piano Straordinario di interventi, parte integrante e variante al Piano regionale di gestione dei rifiuti. Il Piano Straordinario è stato aggiornato con DGR n. 418 del 27.07.2016 e ha previsto la realizzazione di impianti per il trattamento con recupero dei rifiuti stoccati in balle (RSB).

In particolare ha previsto l’implementazione di due filiere di trattamento:
la prima volta al recupero di materia in due impianti, per una potenzialità complessiva di
trattamento di oltre 1.600.000 tonnellate; la seconda atta alla produzione di CSS in due impianti, da realizzarsi, rispettivamente, a Giugliano e nell’area dello STIR di Caivano per una potenzialità complessiva di circa 2.000.000 di tonnellate. L’impianto prevede la combinazione di recupero e smaltimento di rifiuti non pericolosi, che
comportano il ricorso al pretrattamento dei rifiuti destinati all’incenerimento al coincenerimento ed il trattamento fisico‐chimico e biologico degli altri tipi di rifiuti. Nello specifico è previsto il trattamento di 400.000 tonnellate Rifiuti
Stoccati in Balle (RSB), finalizzato al recupero materia e all’eventuale produzione di Combustibile Solido Secondario

Perchè è stata scelta l’area di Ponte Riccio e quale ditta è stata scelta?

La localizzazione dell’impianto nel sito dell’ex Centrale turbogas dell’Enel in località Ponte Riccio, è una scelta regionale. Il 19.01.2017 la Struttura di Missione per lo Smaltimento dei RSB ha pubblicato un Avviso Pubblico finalizzato alla ricerca di aree aventi i requisiti di localizzazione previsti per la realizzazione di tale impianto di trattamento. La società CISA S.p.A.,  ha presentato domanda di Autorizzazione Integrata Ambientale per l’impianto per il trattamento di 400.000 tonnellate di Rifiuti Stoccati in Balle (RSB), finalizzato al recupero di materia e all’eventuale produzione di Combustibile Solido Secondario (CSS) da realizzarsi nel comune di Giugliano – Località Ponte Riccio.

Le autorizzazioni e dove sorgerà l’impianto

La società, a seguito della conferenza dei servizi sulla realizzazione dell’impianto del 19 novembre 2019 e del 13 dicembre 2019 nella quale fu esaminato il profetto dell’impianto, ha ottenuto l’Autorizzazione Integrata Ambientale, indispensabile per avviare i lavori. Alla conferenza vi parteciparono tecnici dall’ARPAC Napoli, esperti dell’Università degli Studi di Napoli “Parthenope” (a firma dei Prof. Raffaele Cioffi e Antonio Forcina), dell’Ente Idrico Campano: tutti hanno espresso parere favorevole. Mentre – come si evince dal verbale della conferenza – “l’Asl Napoli 2 Nord, il Comune di Giugliano, il Consorzio Asi, Città Metropolitana di Napoli e il Comando Provinciale dei Vigili del Fuoco di Napoli, sebbene invitati non hanno partecipato alla Conferenza e non hanno espresso alcun parere”. 

Qual è il decreto che lo ha autorizzato?

Il decreto regionale che ha autorizzato l’impianto alla società Cisa Spa, a seguito dell’excursus ricostruito sopra, è il numero 42 del 12/02/2020 a firma del dott. Antonio Raimondo, contro il quale era ammesso fare ricorso giurisdizionale al T.A.R. competente o, in alternativa, ricorso straordinario al Capo dello Stato, nei rispettivi termini di sessanta e centoventi giorni dalla data di notifica dello stesso. Termini abbondantemente scaduti.

Dove sarà collocato e quali caratteristiche avrà?

L’impianto sarà collocato all’interno di un capannone di nuova realizzazione, in un’area attualmente in disuso.
L’area è individuata in catasto terreni del Comune di Giugliano in Campania al fg. 58, p.lle 156 e 247. In base al vigente Piano Regolatore Generale, adottato dal Commissario ad acta con delibera n. 87 del 29.10.1983 e reso esecutivo con decreto sindacale in data 18.11.1985, l’area risultava originariamente classificata in ZTO E1 ‐ ZONA AGRICOLA NORMALE.

Con atto di Convenzione tra ENEL e Comune di Giugliano, stipulato in data
24.6.1983 e registrato in Napoli il 04.08.1983 al n. 5924/L, e successiva Concessione edilizia n. 78 del 19.7.1983 è stata disposta la costruzione della centrale elettrica, rendendo esecutiva la variazione dello strumento di pianificazione vigente. Tale nuova destinazione urbanistica dell’area, risulta altresì attestata dal Settore Assetto del Territorio del Comune di Giugliano con Certificato n. 382 del 16.10.2017, da cui si rileva che le p.lle 156 e 247 ricadono in zona destinata ad “impianto tecnologico o attrezzature di interesse generale (Centrale Elettrica) del vigente PRG”.

La Cisa Spa già sotto indagine

La Cisa è una società con sede legale a Taranto. A capo c’è il presidente Antonio Albanese, imprenditore di Massafra (prov. di Taranto) noto alle cronache poichè indagato in diverse inchieste. Una della Procura di Taranto “per la distruzione di un’area boschiva adiacente a quella in cui è stata realizzata la seconda linea di rifiuti per l’ampliamento della centrale termoelettrica Appia Energy”. L’imprenditore è indagato dalla Procura di Taranto (leggi QUI) anche in un altro procedimento penale accusato del grave reato di “favoreggiamento” nell’ambito della nota inchiesta “Monnezzopoli” insieme con l’ex sindaco di Massafra ed ex presidente della Provincia di Taranto. Albanese (leggi l’articolo) a settembre 2020 è risultato indagato per aver corrotto a giugno del 2017 un finanziere,  allo scopo di incentivarne il compimento di atti contrari ai propri doveri d’ufficio, avendogli praticato uno sconto di quasi 50.000 euro nella vendita di un immobile di sua proprietà a Massafra. Il suo nome, dunque, compare nelle carte del secondo troncone dell’inchiesta sull’ampliamento del centro di smaltimento di Grottaglie. Nell’indagine è emerso un rapporto “perverso tra amministratori, forze dell’ordine e imprenditori nel condizionamento del voto popolare, dell’economia e della vita pubblica in provincia di Taranto”. 

Si tratta di indagini ancora in corso e di cui non è stata ancora accertata la colpevolezza di Albabnese, ma che spaventano i cittadini giuglianesi.

Chi farà i controlli sull’impianto?

Dai documenti presentati dalla Regione si evince che sarà la stessa società che gestisce l’impianto – insieme a controlli periodici da parte dell’Arpac – a dover monitorare le emissioni in atmosfera (da comunicare periodicamente al Comune di Giugliano), che non dovranno superare “il limite obiettivo pari all’80% dei limiti imposti dall’allegato VI alla parte quinta del D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152 s.m.i. e dal D.M. 25 agosto 2000, nonché dalla DGRC 243/2015″. Eventuali superamenti dei  valori, contenuti sempre ed inderogabilmente nei limiti di legge, vanno giustificati e segnalati tempestivamente all’ARPAC, indicando, altresì, le tecniche che si intendono adottare per rientrare nei valori emissivi dichiarati. I tempi di rientro non devono superare i 60 giorni solari dalla data di rilevamento del superamento”. Il layout dell’impianto prevede l’impiego di una doppia linea di pretrattamento che garantirà, viste le potenzialità orarie dei macchinari impiegati, di poter lavorare per brevi periodi con le portate attese anche solo con una linea in caso di fermi per manutenzione (ordinaria e/o straordinaria).

Che tipo di rifiuto verrà trattato? Il ‘valore’ delle ecoballe

L’impianto prevede il recupero e smaltimento di rifiuti non pericolosi con una capacità superiore a 75 Mg al giorno, che comporta il ricorso al pretrattamento dei rifiuti destinati all’incenerimento al coincenerimento. Dalla relazione della Regione viene precisato che nell’impianto verranno trattate le balle di rifiuto Solido Urbano indifferenziato accumulate tra il 2001 ed il 2009. “Le analisi condotte su campioni prelevati in diversi siti e le prove di selezione effettuate hanno mostrato la possibilità di ottenere un recupero di materia anche fino al 30% del materiale in entrata, ulteriore 50 % circa è potenzialmente recuperabile come CSS mentre la restante frazione stimata in circa il 20% che, fatto salvo specifici trattamenti, troverebbe collocazione in discarica”.

Nella relazione viene evidenziata che “la materia proveniente dal trattamento dei RSB ha possibilità di collocazione sul mercato a condizioni diverse in base alla tipologia di trattamento adottato, così come un diverso trattamento dei RSB potrebbe portare a diverse percentuali di recupero”.

La documentazione “Report Attività di valorizzazione e recupero dei rifiuti stoccati in balle” del 2018 descrive invece le attività svolte dal Dipartimento di Ingegneria Civile dell’Università degli Studi di Salerno nel Luglio 2017 volte all’analisi delle potenzialità di valorizzazione e recupero dei rifiuti stoccati in balle sul territorio della Regione Campania. Dall’esito delle prove risulta emerge che  circa il 60% del rifiuto risulta valorizzabile come CSS,  circa il 20% del rifiuto è stato separato per la formazione della frazione da destinare a recupero ( circa 14% Platica Mista, circa 4% PET e HDPE
· circa 2% metalli, la restante aliquota del 20% è rappresentata da scarti).

Analogamente il CSS, eventualmente recuperabile, che identifica un prodotto che viene utilizzato come combustibile in alcune tipologie di impianti industriali (cementifici o centrali termo‐elettriche), ha un valore e un costo di utilizzo a carico del conferitore molto variabile, in funzione delle caratteristiche del rifiuto.

Invece altre analisi preliminari condotte dalla Regione Campania hanno mostrato difficoltà ad attribuire un valore certo alle materie ed al CSS ottenibile dalla lavorazione dei RSB presenti sui territorio regionale, funzione di condizioni di mercato relative alle scelte del ciclo tecnologico adottato ed alla conseguente qualità ottenuta.

 

 

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