Il malcontento cresce tra i turisti arrivati a Napoli negli ultimi giorni e rimasti delusi davanti ai cancelli chiusi del Maschio Angioino. Il simbolo medievale che domina Piazza Municipio è infatti ancora inaccessibile al pubblico, a distanza di giorni dalla chiusura improvvisa che ha colto di sorpresa visitatori italiani e stranieri.
La recente protesta al Maschio Angioino
Sono numerosi i viaggiatori che, dopo aver programmato tappe e acquistato biglietti per musei e monumenti cittadini, hanno trovato le porte serrate del Castel Nuovo senza indicazioni chiare sui tempi di riapertura. Molti di loro avevano inserito il castello tra le priorità del soggiorno, attratti dalla maestosa facciata aragonese e dalla celebre Sala dei Baroni, cuore storico e istituzionale della città. Sui social network e nei gruppi di viaggio si moltiplicano le segnalazioni di turisti che raccontano di essersi recati più volte davanti all’ingresso, sperando in una riapertura che però non è ancora arrivata.
La prolungata chiusura sembrerebbe essere legata anche alla recente protesta dei disoccupati organizzati che, all’alba di lunedì 23 febbraio, hanno scalato il complesso monumentale, affacciandosi dal portone aragonese a circa venti metri d’altezza. Tra i gruppi coinvolti, anche il Comitato 7 Novembre, che ha rivendicato l’azione come gesto eclatante per richiamare l’attenzione sulle politiche del lavoro. L’episodio ha comportato interventi di sicurezza e verifiche strutturali, contribuendo al protrarsi della chiusura.
Reazioni
Ciò che più preoccupa operatori turistici e guide è l’assenza di comunicazioni ufficiali sui tempi di riapertura. Il Maschio Angioino non è solo un monumento: è uno dei principali poli culturali cittadini, sede del museo civico e custode di importanti archivi storici. La sua prolungata inaccessibilità rischia di incidere sull’immagine della città proprio in un periodo di forte afflusso turistico.
In attesa di notizie certe, i visitatori continuano a fotografare il castello dall’esterno, ammirandone le torri imponenti e l’Arco di Trionfo voluto da Alfonso d’Aragona. Ma la speranza condivisa è che le porte possano riaprirsi presto, restituendo alla città e ai suoi ospiti uno dei suoi luoghi più rappresentativi.

