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mercoledì, Maggio 18, 2022
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«Fidati solo di te stesso», l’ultimo messaggio a D’Onofrio prima dell’agguato mortale


«Non mettere nessuna storia, non mettere dove stai andando, non sottovalutare e non trascurare niente, fidati solo di te stesso». Questo è il testo di uno degli ultimi messaggi whatsapp trovati sul cellulare di Carmine D’Onofrio, il giovane ucciso dai De Micco nell’ottobre dello scorso anno a Ponticelli. Un messaggio emblematico che ‘racconta’ quanto fosse pesante il clima nel quartiere e come il 23enne sapesse di essere finiti nel mirino dei rivali dopo la bomba fatta scoppiare sotto casa di De Micco alcune settimane prima. Non poteva immaginare che il suo nome era stato fatto proprio da uno dei giovani che con lui avevano partecipato a quell’azione (leggi qui l’articolo). Quel nome De Micco lo aveva ottenuto a suon di schiaffi e minacce da, Giovanni Mignano, letteralmente rapito e sequestrato dai suoi. Dopo ore di violenza Mignano pronuncia un nome: Carmine. sarà la condanna a morte per il giovane che solo qualche mese prima aveva saputo di essere figlio di Giuseppe De Luca Bossa, nemico storico dei ‘Bodo’. Nelle intercettazioni ambientali si sentono i rumori degli schiaffi contro Mignano con De Micco che urla contro di lui:«Vattene, senti a me è meglio che te ne vai, vattene, è meglio!». In una successiva intercettazione Ciro Ricci, che era stato comandato dallo stesso De Micco di trovare quel giovane, ha una conversazione con Antonio De Micco, padre del boss che gli rivela che «Lo hanno picchiato malamente», alludendo proprio a Mignano. Ricci, parlando dell’autore, dichiara che l’unica soluzione da adottare è quella dell’omicidio:«Ora lo devono atterrare, lo devono uccidere, lo devono uccidere e basta! E sì, e non se ne importano, questi devono morire, devono morire proprio, lo devono atterrare e non lo devono trovare!». Lo scorso 6 aprile il Riesame, pur non convalidando il fermo, ha comunque disposto il carcere per il boss Marco De Micco (leggi qui l’articolo).

La vicinanza di Carmine D’Onofrio a Emmanuel De Luca Bossa: il giovane voleva cambiare cognome

Come si evince dal decreto di fermo contro i ras dei ‘Bodo’ di un mese fa una prima, reale, conferma della contiguità della vittima ai De Luca Bossa, è stata fornita, sebbene in maniera vaga nel tentativo di proteggere la figura del figlio, dalla madre che, subito dopo l’omicidio dichiarò:«Frequentava assiduamente il cugino De Luca Bossa Emmanuel ma non stava a stipendio perché mi chiedeva soldi in continuazione. Non ritengo fosse diventato intraneo al clan ma frequentava sicuramente persone sbagliate. Con mio figlio Carmine non sono mai riuscita ad affrontare il problema di quello che stava succedendo a Ponticelli. Quando chiedevo e gli raccomandavo di fare attenzione, mi rispondeva in modo aggressivo». Ulteriore conferma della frequentazione con il cugino è stata fornita, sempre subito dopo il delitto, dalla compagna della vittima, che chiarì:«Nei giorni precedenti ricordo che si è sentito spesso con il cugino De Luca Bossa Emmanuel., omissis.. Non ricordo abbia avuto litigi ovvero discussioni con qualcuno. Non mi ha chiesto di prendere determinate precauzioni». La stessa madre di D’Onofrio chiarì agli inquirenti che «Ha avuto rapporti anche con il padre De Luca Bossa Giuseppe e con De Luca Bossa Umberto prima che fossero arrestati, ma anche il padre naturale non ha mai voluto che si inserisse nella famiglia per le attività illecite. Anche i rapporti con De Luca Bossa Giuseppe e i miei rapporti con Carmine erano buoni, tanto che Carmine voleva cambiare cognome ma Giuseppe concordò con me che non fosse il caso».

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