Morte Willy, branco teme ritorsioni in cella. I fratelli Bianchi: «Ma in carcere si beve solo acqua?»

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Ora il branco teme la vendetta in carcere dove i detenuti hanno un loro codice particolarmente duro con chi è accusato di crimini efferati e feroci. Ed efferata e atroce è stata la morte di Willy Monteiro Duarte. E così per timore di eventuali ritorsioni in cella i fratelli Marco e Gabriele Bianchi e Mario Pincarelli, arrestati per l’omicidio di Willy, hanno chiesto tramite i legali di essere posti nel reparto protetto del carcere di Rebibbia per motivi di sicurezza. I tre in questo momento si trovano, come tutti i neodetenuti, in regime di isolamento in base alle normative anticovid.

Hanno chiesto però che al termine dei giorni di quarantena possano avere un regime di protezione all’interno del penitenziario romano. Vanno avanti le indagini patrimoniali attivate dalla Guardia di Finanza attivate dopo la morte di Willy. Dagli accertamento sarebbe emerso che il padre di Marco e Gabriele, Ruggero Bianchi percepiva il reddito di cittadinanza, e verifiche si stanno attivando su tutti e quattro i figli che comunque avevano un tenore di vita agiato. Soprattutto Marco e Gabriele ufficialmente nullatenenti e con un banco di frutta aperto da poco. (ANSA).

Morte di Willy, i fratelli Bianchi in carcere: «Ma ora dovremo bere l’acqua di rubinetto?»

la prima preoccupazione dei fratelli Bianchi riguardava l’acqua: «Ma adesso saremo costretti a bere l’acqua di rubinetto?», chiedevano Marco e Gabriele, accusati insieme a Mario Pincarelli e Francesco Belleggia. Secondo quanto scrive Alessia Marani sul quotidiano Il Messaggero, avrebbero posto la domanda domenica 6 settembre. Mentre stavano per varcare la soglia del carcere di Rebibbia.

Ossessionati dalla cura del corpo, per loro la mancanza dell’acqua minerale è un cruccio importante. Otto giorni dopo, i loro legali Mario e Massimiliano Pica faranno oggi ricorso al Riesame per ottenere una scarcerazione, puntando a confutare i motivi della trasformazione del capo di imputazione da omicidio preterintenzionale a omicidio volontario. I giudici decideranno dunque se respingere la richiesta o se accoglierla, permettendo ai tre di andare ai domiciliari lasciando il carcere.

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