Si è concluso con la condanna dei 10 imputati il processo celebrato con il rito abbreviato che a Napoli ha coinvolto i boss, i ras e gregari del clan D’Alessandro di Castellammare di Stabia a cui la Direzione distrettuale antimafia partenopea (pm Giuseppe Cimmarotta e Francesco De Falco) contestava infiltrazioni negli appalti pubblici (Comune e Asl), estorsioni, il possesso di armi e il traffico di droga.
Ieri il gip Francesco Guerra ha inflitto 7 anni e 8 mesi a Michele Abrruzzese, indicato come il cassiere del clan; 12 anni a Paolo Carolei, reggente del clan; 4 anni a Giovanni D’Alessandro; 12 anni e due mesi al boss Pasquale D’Alessandro; 12 anni a Vincenzo D’Alessandro, fratello del boss e reggente del clan; 6 anni e 8 mesi a Biagio Maiello, l’uomo di fiducia del boss; 8 anni e 4 mesi a Massimo Mirano, che per conto del clan si occupava degli stupefacenti; 7 anni e 8 mesi a Giuseppe Oscurato, ritenuto il braccio destro del boss; 10 anni e 4 mesi a Antonio Salvato, che si occupava delle estorsioni; 6 anni, 10 mesi e 20 giorni all’imprenditore Catello Iaccarino che si era candidato alle ultime amministrative.
Sostanzialmente accolte dal giudice le richieste formulate dalla Procura Antimafia (il sostituto procuratore De Falco) al termine della sua requisitoria. L’operazione contro la camorra che è stata eseguita dalla Polizia di Stato (Sisco, della Squadra Mobile di Napoli e del commissariato di Castellammare di Stabia) risale al novembre 2025.
Noleggio delle auto di lusso, c’erano contatti tra i clan Di Lauro e D’Alessandro


