Blitz tra Napoli e Reggio Calabria: oltre 70 arresti, 1 mld di euro sotto chiave

Una vasta operazione di quattro procure è scattata questa mattina tra Napoli, Roma, Catanzaro e Reggio Calabria. Arresti e varie altre misure cautelari nei confronti di circa 70 persone coinvolti in affari illeciti anche nel settore petrolifero. Si tratta di una maxioperazione contro la ‘Ndrangheta coordinata dalle procure antimafia e dalla Direzione nazionale antimafia, nata da quattro indagini distinte nelle quali sono emerse le stesse dinamiche criminali. Diversi i soggetti coinvolti accusati a vario titolo di associazione di tipo mafioso, riciclaggio e frode fiscale di prodotti petroliferi. Il blitz sta coinvolgendo i finanzieri dello Scico e i carabinieri del Ros, che oltre agli arresti stanno provvedendo a sequestrare immobili, società e denaro contante per un valore di circa 1 miliardo di euro.

Chiuse le indagini del maxiprocesso “Epicentro” con il quale la Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria ha riunito le operazioni “Malefix”, “Metameria” e “Nuovo corso”. L’avviso di conclusione indagini, firmato dal procuratore Giovanni Bombardieri e dai pm Walter Ignazitto, Stefano Musolino e Giovanni Calamita, è stato notificato a 75 indagati ai quali la Dda contesta la partecipazione alle più importanti articolazioni territoriali del mandamento “Reggio Centro”.

 Tra gli indagati ci sono i vertici delle principali cosche di ‘ndrangheta. Tra questi i boss Carmine, Orazio, Paolo Rosario e Giorgino De Stefano conosciuto con il soprannome di “Malefix”.

    Ma anche i fratelli Alfonso e Gino Molinetti detto “la belva”, Demetrio Condello, Giandomenico Condello, Demetrio Canzonieri, Antonio Libri, Filippo Barreca ed Edoardo Mangiola. Arrestati nelle tre inchieste coordinate dalla Procura di Reggio e sono considerati esponenti apicali delle rispettive famiglie di ‘ndrangheta.
L’avviso di conclusione indagini è stato notificato anche ad altri esponenti della criminalità organizzata come Antonio Serio detto “Totuccio”, Antonino Latella e Giovanni Rugolino detto “Craxi”.

Ndrangheta: la maxi inchiesta ‘Epicentro’

Il procedimento “Epicentro” è così chiamato perché documenta le più allarmanti dinamiche criminali registrate in riva allo Stretto. La Procura ha documentato la definitiva e unitaria sinergia tra le cosche reggine, a prescindere dalle divisioni registrate a metà degli anni ottanta nella seconda guerra di mafia, con la preminente influenza dei gruppi di Archi riuniti attorno alla cosca De Stefano. Per altro verso, secondo gli inquirenti, le fibrillazioni registrate per la conquista del potere mafioso nel quartiere Gallico e le spinte scissioniste portate avanti soprattutto da Luigi Molinetti, hanno rischiato di deflagrare in un vero e proprio ‘terremoto’ di ‘ndrangheta, scongiurato dagli arresti chiesti dalla Dda dall’estate del 2020 fino a poche settimane fa.

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