Domenico Di Nardo
Domenico Di Nardo

Si terrà martedì, nel carcere di Secondigliano, l’interrogatorio di garanzia di Domenico Di Nardo, arrestato dai carabinieri con l‘accusa di estorsione, rapina e detenzione illegale di armi, aggravati dal metodo e dalle finalità mafiose. Difeso dall’avvocato Luigi Poziello, Di Nardo dovrà rispondere di accuse molto gravi. E’ ritenuto dagli inquirenti contiguo al clan Mallardo.

I pentiti hanno parlato di Domenico Di Nardo

Il profilo di Domenico Di Nardo, detto ‘o pisciauolo, viene tracciato dagli inquirenti. Nell’ordinanza viene indicato come “attuale leader del gruppo criminale stanziato nel complesso di case popolari ubicate in via Casacelle”. L’ex pentito Caracallo Filippo (pentitosi nel 2018 poi deceduto), descriveva l’indagato come “soggetto affiliatosi al clan Mallardo negli anni 2014/2015, partecipe alla progettazione di diversi attentati camorristici e, per questa ragione, “stipendiato” dal clan sia da uomo libero che in occasione del successivo periodo di detenzione patito”

I motivi dell’arresto

I carabinieri arrestano il 39enne Domenico Di Nardo, ritenuto contiguo al clan Mallardo. Ha chiuso a chiave un pachistano per convincerlo a cedere la sua abitazione. Di Nardo è stato arrestato su indagine condotta dalla DDA dai carabinieri della Compagnia di Giugliano. I militari hanno dato esecuzione ad una ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal Gip presso il Tribunale di Napoli, nei confronti di Domenico Di Nardo. Il 39enne di Giugliano, ritenuto contiguo al clan camorristico denominato “Mallardo”, operante su Giugliano in Campania e comuni limitrofi.

L’uomo è accusato dei reati di estorsione, rapina e detenzione illegale di armi, aggravati dal metodo e dalle finalità mafiose. Secondo quanto raccolto durante la fase investigativa, si sarebbe reso protagonista, insieme ad altre persone in fase di identificazione, di due distinte estorsioni. Rispettivamente commesse ai danni di un cittadino extracomunitario e di un imprenditore della provincia di Caserta.

L’indagine ha documentato che Di Nardo, con reiterate minacce di morte e con l’utilizzo di armi, aveva costretto un cittadino pachistano, residente in un appartamento acquistato ad un’asta giudiziaria, a lasciare la sua abitazione. Arrivando a sottrargli, dopo aver fatto irruzione nel suo domicilio, alcuni oggetti e soldi che lo stesso custodiva nella sua dimora. E a chiuderlo a chiave in uno sgabuzzino percuotendolo con una mazza di ferro e spaventandolo esplodendo sul pavimento dei colpi di arma da fuoco.

Nel secondo caso Di Nardo, evocando la sua appartenenza al clan Mallardo di Giugliano, aveva rivolto delle minacce ad un commerciante dell’area di Casal di Principe. Intimandogli di saldare un debito di 27mila euro che lo stesso aveva contratto in relazione ad una asserita morosità nel pagamento del canone di locazione di un capannone.

I militari hanno0 rinvenuto, all’interno di un circoletto di proprietà del Di Nardo, un fucile a canne mozze e con matricola abrasa la cui disponibilità. A seguito di ulteriori approfondimenti investigativi, riconosciuta anche a carico di un soggetto di 16 anni. Il minore è stato collocato in comunità in esecuzione ad un provvedimento richiesto dalla Procura presso il Tribunale per i Minorenni che gli ha contestato i reati di concorso in detenzione, ricettazione di armi e favoreggiamento.

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