Un fiume di sms per avvisare gli alleati che il tempo dell’attesa era finito. Quelli inviati da Antonio Genidoni, leader dei ‘Barbudos’, agli Staterini e ai Sequino dopo l’uccisione del padre e del fratello di Emanuele Salvatore Esposito, ammazzati per vendetta contro il figlio autore materiale della ‘strage delle Fontanelle’. Duplice omicidio che Genidoni attribuì ai Vastarella. Questo particolare emerge dalle pagine dell’ordinanza di custodia cautelare relative alle accuse per associazione di stampo camorristico e che ha portato ieri alla requisitoria del pubblico ministero Mozzillo contro i ‘Barbuosi’, eredi di Pierino Esposito (leggi qui l’articolo). Dopo l’omicidio degli Esposito avvenuto in corso Unione Sovietica a Marano il 7 maggio del 2016 vengono intercettate tutta una serie di telefonate e sms tra Genidoni e altri ras della Sanità.

I messaggi tra Genidoni e Staterini

In queste intercettazioni Genidoni palesava la sua sete di vendetta a Vincenzo Staterini affermando che avrebbe colpito anche le donne ed aggiungendo che se voleva fare un passo indietro poteva farlo tranquillamente: «Amo ora scend io ora pig pure e femn se vuoi fare passo indietro fallo tranquilament…»; aggiungeva, inoltre, che la cosa strana era rappresentata dal fatto che Marano, ossia la criminalità di Marano, non sapeva nulla dell’accaduto. «Amo sta cosa mi puzza pero maran nun sap niente…». Staterini da parte sua, ipotizzava che dietro l’omicidio vi fosse la mano della masseria, ossia del clan Licciardi e definiva vigliacchi gli autori del delitto:«Ci sta la mano della Masseria dietro, sono vigliacchi». . Lo stato di tensione che avvertiva Genidoni trapelava anche dagli sms inviati e difatti giurava a Staterini che avrebbe colpito anche i bambini:«Te lo giuro o frat pure i piccolli prendo».

L’imbasciata ai Sequino

Genidoni avvisava dell’accaduto anche Barile (Salvatore ndr), a cui chiedeva di informare i Sequino: «Amo anno ucc padr e fratel e man fanno meccan… Puoi avvis seq … Ma una cattiveria grande fanno mekkanici ma slam pazian fai accendere telf subito hai seq …». Barile, oltre a rendersi disponibile ad inviare la comunicazione ai Sequino, definiva l’evento una cattiveria: «Mo provedo io devo mandare qualcuno la ma e una cattiveria…». Sequino chiedeva a Genidoni se le vittime dell’agguato fossero i familiari di Soffietto: «Amo ma e vero il fatto del padre di soffio e il fratello…» e questi glielo confermava, aggiungendo che avrebbe colpito anche i piccoli:«Si amo adesso prendo anche i piccoli».

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