La condanna
Gaetano Ciccarelli, ritenuto l’istigatore della lite, aveva fatto ricorso per vedersi ridotta la pena ma i giudici salernitani non hanno accolto la sua richiesta. Anche Raffaele Ciccarelli, così come il fratello di Gaetano, (entrambi difesi dagli avvocati Pierfrancesco Moio e Luigi Poziello), è stato condannato a vent’anni di reclusione.
La giudice penale Gerardina Romaniello nel processo di Primo Grado celebratosi ad ottobre 2025 al Tribunale di Salerno, accolse la richiesta del pm Giampaolo Nuzzo riconoscendo la colpevolezza dei due fratelli di Qualiano, imputati per duplice omicidio, tentato omicidio e porto abusivo di armi. Gaetano e Raffaele Ciccarelli scelsero di farsi giudicare con rito abbreviato, che prevede uno sconto di un terzo della pena. Sia per Raffaele che per Gaetano Ciccarelli, sono state escluse le aggravanti della premeditazione e dei futili motivi.
Gli omicidi di Crò e Spera
Ettore Crò, 53 anni di Napoli e Vincenzo Spera, 58enne di Marsala il 15 luglio 2024, al culmine di una lite all’esterno dell’Hotel Ariston di Capaccio Paestum, luogo del “Deaf International Festival” a cui avevano partecipato, furono raggiunti da diversi colpi di pistola calibro 9×21. Crò, molto conosciuto e apprezzato nella comunità dei sordi e dei motociclisti, morì dopo 20 giorni di agonia all’ospedale Ruggi di Salerno dove era ricoverato in gravi condizioni. Al suo funerale parteciparono centinaia di motociclisti provenienti da diverse parti d’Italia, che gli resero omaggio. A qualche giorno di distanza, morì anche Spera anch’egli motociclista.
A rappresentare i familiari delle vittime, l’avvocato Valerio Izzo per Crò e l’avvocato Alessandro Manici per Spera.
Le parole della sorella di Ettore
«La conferma della condanna a vent’anni di reclusione per gli assassini di nostro fratello Ettore, anche dopo il ricorso in Appello, a due anni esatti dall’accaduto, rappresenta un riconoscimento della loro responsabilità ed è la pena che meritavano» afferma a InterNapoli Marta Crò, fratello del motociclista napoletano.
«Tuttavia – aggiunge Marta- nessuna condanna potrà mai essere sufficiente a colmare il dolore che hanno causato. Con le loro azioni hanno spezzato non solo la vita di mio fratello, ma anche quella della nostra famiglia, che da quel giorno vive con una ferita che non potrà mai rimarginarsi».
La considerazione dell’avvocato Izzo
L’avvocato Valerio Izzo si dice «soddisfatto che abbia retto anche in secondo grado l’ impianto accusatorio» pur restando «perplesso che due vite valgano 20 anni di reclusione».

