Omicidio nel bar a Casavatore, è la vendetta della Vanella Grassi

L’omicidio di Ciro Cortese avvenuto nell’aprile del 2015 rappresentò una svolta importante nel nuovo corso della Vanella Grassi: quel delitto, indicato dalla Procura come frutto di un’epurazione interna, evidenzia come il gruppo del centro storico di Secondigliano fosse ormai divenuta un’entità criminale a sè stante. Quel giorno ‘o gorill (così veniva soprannominato Cortese) si trovava nel bar sotto la sua abitazione, a Casavatore, quando entrarono in azione i killer.Fu un’esecuzione in piena regola, tra l’altro contro il capo di un sottogruppo che agiva nella cittadina a nord di Napoli. Ma le indagini, che inizialmente si orientarono verso una ripresa della terza guerra di camorra, rapidamente virarono verso la pista dell’epurazione interna. Tant’è vero che nessuna ‘risposta’ fu data a quell’omicidio. Come movente, gli investigatori pensarono subito a uno ‘sgarro’ maturato in particolare per una vicenda di droga.

Ipotesi confermata anche da chi quell’ambiente lo conosceva davvero, ossia Luca Cortese, fratello di Ciro e del più famoso Giovanni ‘o cavallar, l’uomo di fiducia di Cosimo Di Lauro. In un interrogatorio reso ai magistrati Cortese manifesta i suoi dubbi indirizzando gli inquirenti proprio in direzione del gruppo del centro storico di Secondigliano:«Ritengo quindi che né i Di Lauro né la Masseria Cardone abbiano potuto fare un sgarro del genere contro mio
fratello Ciro. Gli Amato-Pagano, a cui era affiliato Carmine Cerrato, mio cognato, posso escluderli… Ciro è entrato a far parte del clan per intervento di Rosario Guarino che è imparentato con noi. Quando iniziò a collaborare con la giustizia Gio Banana, mio fratello era preoccupato. Non mi parlò mai della collaborazione dei Leonardi, non ci
fu occasione. Mio fratello non mi rivelò mai se la Vanella o Mennetta avesse un vero e proprio gruppo di finanzieri a disposizione nè mio fratello mi parlò mai di Marco Di Lauro».