Omicidio Ansaldi. Novità nelle indagini: si allontana ipotesi rapina finita male

Omicidio Ansaldi

Un omicidio troppo efferato, con una coltellata a tagliare di netto la gola, per ipotizzare una rapina finita male. E’ una valutazione di inquirenti e investigatori che stanno indagando sul ‘giallo’ della morte del ginecologo campano Stefano Ansaldi, sgozzato sabato vicino alla stazione Centrale di Milano. Nelle indagini dei carabinieri, coordinate dall’aggiunto Laura Pedio e dal pm Adriano Scudieri, è stata disposta l’autopsia. Si sta cercando di capire perché il medico fosse arrivato a Milano quel pomeriggio. Accanto al corpo c’erano la sua valigetta e il suo Rolex a terra. Gli sono stati portati via il portafogli e il cellulare.

La ricostruzione

Tra le 18.01 e le 18.04 di sabato, Stefano Ansaldi, ginecologo beneventano con studio a Napoli specializzato anche nell’aiuto a coppie che non riescono ad avere figli, indossando dei guanti in lattice ha percorso gli ultimi trentadue passi della sua vita. Ha camminato fino all’angolo delle vie Macchi (a senso unico) e Scarlatti (a doppio senso di marcia), sotto il ponteggio di un cantiere di rifacimento della facciata di un condominio, ponteggio che esaminato adesso, allo stesso orario, presenta punti di grossa oscurità all’inizio e meno nel tratto finale, dove un coltello da cucina dalla lunga lama è affondato nella gola del 65enne, che un passante ha visto sul marciapiede con le mani invano premute sul collo.

I punti oscuri dell’omicidio

Diversi i punti da chiarire sulla vicenda. Le forze dell’ordine giunte sul posto hanno trovato il rolex dell’uomo, il portafogli e la 24 ore. Portato via il cellulare. Forse proprio nel telefono dell’uomo era nascosta la verità sull’efferato omicidio. L’assassino ha voluto nascondere i contatti con la vittima? Al momento tutte le piste sembrano essere aperte. Ad avvalorare la pista diversa dalla rapina finita male ci sarebbero diversi indizi lasciati sull’asfalto e sul corpo del medico napoletano.

Il mistero, forse il maggiore dei misteri si nasconde però nei motivi del viaggio a Milano di Ansaldi. Alla moglie, aveva detto che si sarebbe assentato ma soltanto per l’intera giornata, comunicando la città di destinazione e non la ragione, esplicitata in un generico «appuntamento con delle persone». Il medico è arrivato in stazione Centrale tre ore prima di morire.

Nelle tre ore, la sua posizione sarebbe da collocare sempre in via Macchi. Avrebbe camminato, sostato, soprattutto atteso. Seguendo questa pista, cassando la teoria della rapina a uno sconosciuto passante, i carabinieri ragionano sui seguenti elementi. Quei guanti in lattice potrebbero essere stati una misura di copertura contro il Covid ma anche introdurre scenari per esempio di visite mediche. Ansaldi non aveva in progetto di fermarsi a Milano, come riferito alla moglie, e infatti non portava una valigia con un ricambio minimo: nella 24 ore, presupponendo che nulla sia stato asportato, c’erano dei biscotti e nient’altro. Il medico doveva rientrare in giornata eppure in un sabato d’assalto ai treni non aveva comprato il ritorno. Forse non sapeva l’orario di partenza, vincolato all’appuntamento e alla sua durata.