Proteste negli Usa per George Floyd, i poliziotti si inginocchiano e si uniscono ai manifestanti

Proteste negli Usa, la polizia si inginocchia e si unisce ai manifestanti in protesta per George Floyd [Foto d'archivio]
Proteste negli Usa, la polizia si inginocchia e si unisce ai manifestanti in protesta per George Floyd [Foto d'archivio]

Nel fine settimana in tre grandi città degli USA la polizia si è unita ai manifestanti che protestavano per la morte di George Floyd. Gli agenti hanno marciato insieme a loro e, in qualche caso, si è inginocchiata con un cappello in mano. Come a dire: “Ci dispiace”. Il gesto da parte dei poliziotti di Camden, in New Jersey, Ferguson, nel Missouri e Flint, in Michigan, è diventato virale sul web. Chi ha assistito alla scena non ha fatto altro che apprezzare ed elogiare l’azione degli agenti, che diffonde anche un messaggio di speranza. Gli USA, ma in particolar modo gli americani, volevano dimostrare di non aver paura, di avere voce in capitolo. L’ha dimostrato, ci è riuscita. A testimoniarlo è il fatto che i manifestanti di Flint, radunati davanti alla stazione di polizia, hanno ascoltato le parole dello sceriffo della Contea di Genesee Christopher Swanson. Quest’ultimo prima ha parlato con loro, poi si è unito alla protesta pacifica liberandosi dal casco e dal manganello in segno di pace. “Siamo qui per assicurarci che voi abbiate voce. Solo per questo“.

Il messaggio della polizia degli USA

Potrebbe essere questa la luce in fondo al tunnel. Da quando George Floyd è stato ucciso dall’ex poliziotto Derek Chauvin, negli USA è scoppiato il panico. Caos in strada, saccheggi, violenze, spari. Tutto e tutti fuori controllo. Ma lo sceriffo è stato chiaro: “Non pensate neanche per un secondo che quell’uomo – dice riferendosi all’agente che ha ucciso George – rappresenti i poliziotti di tutta questa nazione“. Andiamo là fuori per aiutare le persone, non per fare queste cose”. Erano queste le parole da usare per pacare gli animi di chi, dopo la morte di Floyd, si è sentito abbandonato. Parole che hanno un seguito e, soprattutto, dovevano essere dette: “Non è una protesta, voglio fare un corteo. Dovete sapere che questi poliziotti vi adorano!”. I manifestanti in segno di rispetto si sono inginocchiati per nove minuti. Gli stessi maledetti nove minuti che hanno causato la morte di George Floyd per soffocamento.

Le scuse del governo

Sono arrivate anche le scuse del governatore del Minnesota Tim Walz per l’arresto di un giornalista della Cnn e di alcuni suoi colleghi. «Non c’è assolutamente alcun motivo per cui qualcosa del genere debba accadere, queste sono scuse pubbliche a quella troupe. Non dovrebbe accadere e voglio essere chiaro». I giornalisti stavano documentando le proteste a Minneapolis, legate alla morte di Floyd mentre era in custodia degli agenti. Proprio alla Cnn, lo stesso governatore ha dichiarato di assumersi la “piena responsabilità” per quanto accaduto, arrivando a definire quegli arresti ‘inaccettabili’. “La sicurezza e l’accesso ai luoghi deve essere una priorità per chi svolge questo lavoro”.

La cerimonia funebre per George Floyd

La cerimonia funebre per George è fissata per mercoledì. Il governatori Tim Walz ha aggiunto che «Sarà un evento importante sia per la città di Minneapolis che per il Minnesota e per la nazione assistere alla celebrazione di una vita che è stata presa di fronte a noi». Inevitabile che quella cerimonia sarà memorabile, anzi, storica. La polizia di Houston, infatti, vuole scortare il feretro di Floyd per il suo ritorno a casa. Un viaggio di quasi duemila chilometri che attraverserà l’America. Art Acevedo, il capo della polizia di Houston ha manifestato solidarietà ai familiari di Floyd. «Vogliamo essere certi che la famiglia sia al sicuro, che il trasferimento sia sicuro e soprattutto vogliamo essere certi che la famiglia sappia che siamo qui per loro, per sostenerli».

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