Nonostante una condanna a cinque anni e dieci mesi è stato scarcerato Luca Gelsomino, indicato come vicino al clan Licciardi della Masseria Cardone. Il gip Discepolo ha concesso così all’uomo la misura degli arresti domiciliari sostituendola di fatto alla custodia cautelare in carcere. A difendere la posizione dell’indagato gli avvocati Antonietta e Francesco Genovino che sono così riusciti ad alleggerire la posizione del loro assistito. Gelsomino era finito in carcere e poi condannato per un’estorsione consumatasi ai danni di un imprenditore edile a Secondigliano, richiesta che avrebbe avanzato insieme a Pietro Izzo e Giovanni Napoli.
“Stai facendo i lavori nel Gescal?”
“Sei proprio scostumato lo sai? ma come, stai facendo i lavori nel Gescal e non ti sei nemmeno venuto a presentare? Non lo sai che è buona educazione chiedere il permesso quando si fanno i lavori?”. Si era presentato con queste parole il ras Pietro Izzo all’imprenditore edile impegnato in alcuni lavori di ristrutturazione nella zona mentre prendeva un caffè al bar.
Un tono conciliatorio, quasi affabile con Izzo che diceva all’uomo: ”Non ti preoccupare, prenditi il caffè, ci conosciamo da tanti anni io e te, poi ci vediamo”. Parole che in realtà nascondevano un chiaro intento intimidatorio secondo la Procura. Il giorno dopo infatti si presentavano al cantiere Giovanni Napoli e Luca Gelsomino che utilizzarono nei confronti dell’imprenditore ben altro tono: ”Niente di meno stai facendo i cantieri nel Gescal e nella Masseria, ti stai intascando 40mila e 70mila euro e da noi non sei proprio venuto, non ti sei comportato bene. Comunque ci devi fare un regalo perché io da poco sono uscito di galera e stiamo senza soldi. Ci devi dare 5mila euro per i lavori che stai facendo nel Gescal”.

