«Un rimprovero a Mergellina fece scoppiare la faida», parla il pentito Carra

Un rimprovero. Davanti a decine e decine di persone agli chalet di Mergellina. Un rimprovero proveniente proprio dal boss Francesco Petrone che non vedeva di buon occhio che i suoi affiliati perdessero tempo in strada invece di stare ‘sulle piazze’. E’ questo il particolare inedito dell’inizio della faida del rione Traiano svelato dal neopentito Genny Carra e riportato da Luigi Nicolosi per Il Roma. «Salvatore Basile ha partecipato a una scissione dal clan Puccinelli-Petrone. Con Gennaro Cozzolino, Salvatore Lazzaro “Lulù”, Emanuele Manauro, Benni Ivone, Gianluca Orfeo, Dario Vicedomini. Poi altri giovani sempre pronti a sparare, costituiva un gruppo di fedelissimi di Salvatore Petrone». Il pentito ha raccontato anche il particolare che diede via alla ‘scissione’.

Il racconto di Genny Carra

Carra prosegue:«Una sera, mentre ero con Lazzaro, Manauro, Cozzolino e Basile “cozzecanera” da “Agostino”, un chiosco che si trova di fronte allo “Chalet Delle Rose” a Mergellina, arrivò Francesco Petrone in auto e iniziò a inveire contro di loro dicendogli che invece di perdere tempo dovevano andare a lavorare nelle piazze di spaccio. Io mi trattenni con Petrone cercando di calmarlo e dicendogli che erano ragazzi validi e non andavano tratti in quel modo. I quattro invece andarono via. Capii subito che avevano brutte intenzioni». Fu quello l’inizio della scissione che insanguinò per due anni l’area flegrea determinando un riposizionamento radicale degli assetti in campo culminato con il maxi blitz che scompaginò il clan Puccinelli-Petrone.

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