«L’ambizione se lo mangia», il profilo del boss Tommaselli che rinnegò il cognato per prendersi Pianura

“L’ambizione se lo mangia”: questo quello che disse di lui un pentito della mala flegrea. Basterebbero queste poche parole per descrivere Carlo Tommaselli raggiunto questa mattina da una nuova ordinanza di custodia cautelare (insieme al figlio Filippo, ad Antonio Megali ed Enrico Calcagno ritenuti mandanti ed esecutori dell’omicidio di Fortunato Sorianiello, commesso il 13 febbraio del 2014 all’interno del salone di barbiere  “Creative Hair”, nel quartiere di Soccavo). Tommaselli inizia a scalare i vertici della mala della periferia occidentale di Napoli sotto il cognato Pietro Lago ‘o cior, cognato che rinnegherà qualche anno dopo quando si inizió a vociferare di un pentimento del boss. Fu allora che Tommaselli confluì nel gruppo Marfella creando un proprio ‘braccio operativo’.

Di lui hanno parlato diversi collaboratori di giustizia tra cui l’ex boss Pasquale Pesce ‘bianchina’:«Nel 2012, dopo un po’ di tempo dalla mia scarcerazione, mi unii al Tommaselli Carlo detto o’ nasone contro i soccavesi di Alfredo Vigilia o’ nir e Alfredo Sorianiello detto o’ biondo. In quel periodo i Vigilia e i Sorianiello stavano insieme, ma comandava Vigilia Alfredo o’ nir. Nacque un contrasto perché l’abitazione di Gennaro Parisi in quel momento detenuto, era stata ”espropriata” dai Sorianiello che vi gestivano una piazza di spaccio di erba, alla quale partecipava anche Sorianiello Fortunato, Tommaselli Carlo si lamentó di questo affronto e mandó varie imbasciate a Sorianiello Alfredo affinchè restituissero la casa. Tommaselli mi propose di uccidere Fortunato Soraniello ma io mi rifiutai dicendo che tutto sommato era un giovane estraneo al sistema»..