Un tentato raid spaccò la Vanella, Grimaldi contro gli Spera-Angrisano

Un clan retto da un triumvirato che non era immune a tensioni e frizioni interne. Tale appare la ‘Nuova Vanella Grassi’ nelle oltre mille pagine dell’ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip Linda D’Ancona. Tensioni culminate nell’isolamento del gruppo di San Pietro a Patierno (guidato da Vincenzo Grimaldi) e nella formazione di un altro sottogruppo con l’avvicinamento degli Angrisano a Vincenzo Spera, l’ex affiliato ai Notturno a cui il fondatore della Vanella Grassi Salvatore Petriccione aveva affidato le chiavi del potere. Tutto è iniziato con l’insofferenza montante di Angelo Angrisano e dello stesso Spera nei confronti di Luigi Di Natale e Benito D’Alessio poi culminata con l’allontanamento di quest’ultimi (poi transitati nei Grimaldi) e nella chiusura delle loro piazze di spaccio.

Il progetto di azione armata a San Pietro contro i Grimaldi

Dopo la decisione di Petriccione di affidare le redini del suo sottogruppo a Spera viene rimarcato sempre più l’isolamento dei Grimaldi e in particolare di D’Alessio visto da Salvatore Lamonica (vicino a Spera) come una vera e propria minaccia. Significativo un incontro in strada con Angelo Angrisano e Giuseppe Scarpellini in cui i ras più volte ribadiscono:«Tra di noi non li vogliamo. Se ne devono andare! Se ne devono andare! Io non li tengo proprio di fiducia!». Angrisano addirittura prospetta un raid armato a San Pietro presso una sala giochi, luogo di ritrovo abituale dei Grimaldi:«Cinque sei-botte nella sala giochi». A fermare i suoi propositi Spera che assicura che, in caso di presenza di persone non conosciute nella Vela, assicurerà una risposta armata.

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