Il Presidente del Consiglio Mario Draghi e la ministra della Giustizia Marta Cartabia domani, mercoledì 14 luglio, alle ore 16 visiteranno la Casa Circondariale ‘Francesco Uccella’ di Santa Maria Capua Vetere (Caserta). Al termine dell’incontro il Presidente Draghi e la ministra Cartabia rilasceranno alcune dichiarazioni. 52 le misure cautelari nei confronti di agenti della polizia penitenziaria accusati dei pestaggi nel carcere: contestati dalla Procura violenze e torture nel corso della rivolta dei detenuti scoppiata il 6 aprile 2020.

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«Oggi appartieni a me, sono io che comando, sono lo Stato. Comando io oggi». Inizia con queste frasi il Calvario di uno dei detenuti della cella 13 del Reparto Nilo del carcere di Santa Maria Capua Vetere, un particolare agghiacciante contenuto nelle oltre duemila pagine dell’ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip Egle Pilla in merito alle violenze nel carcere sammaritano nell’aprile del 2020. Uno dei tanti episodi contestati a più di 100 agenti della polizia penitenziaria e funzionari del Dap. Nella maxi ordinanza di custodia cautelare si evince che uno dei detenuti del Reparto Nilo fu accerchiato da più di quindici agenti.

L’orrore della cella numero 13

Come ricostruito dal gip «Prima gli agenti lo accerchiavano e lo percuotevano violentemente con colpi al capo e al corpo, sferrati con manganelli e a mani nude». Quindi «con forza lo trascinavano fino all’ingresso delle scale» e di nuovo «lo percuotevano al capo e al corpo con manganelli e mani nude». Il detenuto, ormai sfinito dai colpi, riesce a raggiungere i compagni ed è in questo momento che la brutalità si manifesta in tutta la sua evidenza. Un compagno di cella chiede agli agenti una bottiglietta d’acqua per far riprendere l’uomo. Uno degli agenti rispose: «Beviti l’acqua del cesso».

Violenze in carcere. Ex detenuto sulla sedia a rotelle:«Anche la direttrice col manganello»

«Non posso ripensarci, vado al manicomio. Secondo me erano drogati, erano tutti con i manganelli, anche la direttrice». Sono le parole con cui Vincenzo Cacace, ex detenuto sulla sedia a rotelle nel carcere di Santa Maria Capua Vetere, ricorda il pestaggio da parte della polizia penitenziaria avvenuto lo scorso aprile. «Sono stato il primo ad essere tirato fuori dalla cella insieme con il mio piantone perché sono sulla sedia a rotelle – racconta -. Ci hanno massacrato, hanno ammazzato un ragazzo. Hanno abusato di un detenuto con un manganello. Mi hanno distrutto, mentalmente mi hanno ucciso. Volevano farci perdere la dignità ma l’abbiamo mantenuta. Sono loro i malavitosi perché vogliono comandare in carcere. Noi dobbiamo pagare, è giusto ma non dobbiamo pagare con la nostra vita. Voglio denunciarli perché voglio i danni morali».

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