«Voglio prendermi Napoli», il piano di Arcangelo Abete per diventare il clan dominante

Mettere contro Vanella e melitesi per poi prendersi tutta la torta. Fu questa l’idea del boss Arcangelo Abete quando infuriava la guerra tra il suo gruppo e la stessa Vanella Grassi. Il retroscena emerge dalle carte della procura antimafia che ha ricostruito la leadership dei clan camorristici della periferia settentrionale a partire proprio da quella di Melito, retta da Rosaria Pagano, “Zia Rosaria”, capace di mediare tra i familiari Amato (lei è sposata con un Amato) e i Pagano, suoi familiari per nascita. Al punto che il clan, spaccatosi con il comando del ras Mariano Riccio è di nuovo tornato unito e florido grazie a un accordo blindato sui traffici di cocaina proprio con la “Vanella Grassi”.

Interrompere queste relazioni privilegiate (tra gli Amato-Pagano e la Vanella Grassi) avrebbe significato togliere potere alla Vanella; del resto, un’alleanza piena tra gli Amato-Pagano e gli Abete-Notturno sarebbe stata molto pericolosa, perché i giovani eredi dei capi detenuti apparivano fortemente determinati a ritornare egemoni a Scampia e Secondigliano e in alcun modo propensi a dividerne e condividerne la gestione con altri clan. Questo era il piano di ‘Angioletto’ per recuperare i territori persi a Scampia.