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lunedì, Gennaio 17, 2022
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Terreni avvelenati: la camorra solo un alibi


«Esiste un collegamento diretto tra l’aumento di patologie tumorali e gli sversamenti di rifiuti tossici e industriali. La comunità scientifica lo ha ampiamente dimostrato. Non servono altri studi, bisogna agire». L’oncologo napoletano Antonio Giordano va all’attacco della politica. Autore – con il primario emerito dell’ospedale Cotugno Giulio Tarro – del libro bianco «Campania, terra di veleni», Giordano chiede alle istituzioni locali di attuare in tempi rapidi il piano delle bonifiche rimasto finora nel cassetto.
In queste ore si conosceranno i risultati delle indagini compiute dalla task force ministeriale.
«Bisogna accelerare al massimo. I dati sull’incremento delle patologie tumorali confermano che siamo in presenza di una grave emergenza. Di fronte a simili problemi l’unica soluzione possibile è il gioco di squadra. Ma purtroppo gli interessi economici remano contro».
Lei ha promosso un manifesto che è un atto d’accusa contro le classi dirigenti. Non è solo colpa della malavita organizzata?
«Le responsabilità di mafia e camorra sono evidenti, tuttavia spesso i clan diventano un alibi per chi non fa il proprio dovere. Troppe denunce sono cadute nel vuoto. Oggi la priorità assoluta è salvare i territori che sono stati devastati per anni dagli sversamenti illegali. Altrimenti tante persone innocenti continueranno a morire».
Quali sono gli interventi da mettere in campo?
«In primis le bonifiche, partendo dalle aree maggiormente in pericolo: è il caso, ad esempio, del triangolo della morte che coinvolge i territori tra Nola, Acerra e Marigliano. Ma la situazione è difficile anche nella provincia di Caserta e nell’Agro-nocerino-sarnese. E poi occorre investire maggiormente nell’informazione e nella comunicazione. I cittadini devono essere messi al corrente dei rischi che corrono. Così potranno difendersi e potranno fornire il proprio contributo per voltare pagina rispetto al passato».
Il Consiglio regionale ha approvato dopo mesi il registro tumori e il governo lo ha bloccato perché «costa troppo».
«Il budget di un milione e mezzo di euro previsto dall’assemblea campana è probabilmente eccessivo ma il punto cruciale, a mio avviso, è un altro: tutte le forze politiche che si succederanno dovranno evitare che, da strumento indispensabile per la tutela della salute, il registro tumori si trasformi in un mezzo di potere politico ed economico. Auspico, dunque, che l’istituzione del registro segua criteri meritocratici e non di affiliazione politica. L’affidamento della gestione non ai soliti noti potrebbe significare che c’è una reale volontà di voltare pagina e di abbandonare la logica della spartizione di poltrone e di gestione del potere».

ger.aus.
Il Mattino il 28/09/2012

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