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giovedì, Gennaio 20, 2022
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Papà Cannavaro: «Infangato un cognome da pallone d’oro»


Un pugno in pieno volto fa male anche se te lo aspetti. Puoi cercare di attutirlo o magari provare a rintuzzarlo con la “guardia” alta ma se l’impatto è violento c’è poco da fare e il ko si rischia comunque. Paolo Cannavaro ha evitato il tracollo con la forza d’animo che lo contraddistingue, ma la botta è stata pesante. Gli è stato rubato quel sogno che ha tramutato in realtà con passione e sacrificio. Da bambino imitava i campioni all’esterno del San Paolo, adesso il campione è lui e a Fuorigrotta ci giocava ogni domenica con la fascia di capitano sul braccio.

La sentenza della Disciplinare gliel’ha strappata per sei mesi senza troppi riguardi. Il risveglio è amaro. La sentenza arriva assieme al primo caffè della mattina, consumato nella sua casa di Posillipo. Una colpo durissimo. Il telefonino è immediatamente bollente: i primi contatti con Grava – compagno di sventura – e con Gaetano Fedele, procuratore ma soprattutto amico di lunga data. Amarezza e delusione, il menù è scontato. La famiglia fa quadrato. Il fratello Fabio gli è sempre stato accanto, così come papà Pasquale, che ora alza la voce: “Non permetto a nessuno di infangare il buon nome dei Cannavaro. Ho un figlio che è stato campione del mondo e pallone d’oro e un altro che è protagonista con la maglia della sua città. Sono cresciuti con valori positivi. Non ho alcun dubbio su Paolo e nemmeno su Gianluca Grava: sono assolutamente innocenti. Tra l’altro hanno pure querelato il signor Gianello. Se dovesse essere condannato, cosa direbbe poi la Disciplinare?”.

La domanda resta inevasa, la discrepanza tra giustizia sportiva e ordinaria partorisce sentenze che generano dubbi e contraddizioni: “I giudici hanno addirittura definito strumentale la nostra querela – spiega Luciano Ruggero Malagnini, il legale di Cannavaro – nei confronti di Gianello perché è stata presentata un anno dopo le dichiarazioni dell’ex portiere davanti ai pm di Napoli. Non è assolutamente così, il nostro è un atto serio e circostanziato, altrimenti rischieremmo una condanna per calunnia. Stiamo già scrivendo il ricorso. Le motivazioni non mi convincono. Vogliamo l’assoluzione”. O quantomeno una riduzione dello stop già in appello.

La Corte di giustizia federale potrebbe “sforbiciare” qualche mese in attesa del Tnas. L’obiettivo è far valere le proprie ragioni. Ecco perché l’intensità in allenamento non è calata. Paolo Cannavaro è stato tra i primi ad arrivare al centro tecnico. Un capitano, del resto, dà il buon esempio. Regolarmente in campo, dunque, assieme a Gianluca Grava e parte integrante del gruppo. Al termine della seduta, Mazzarri ha riunito tutta la squadra: due ore per confrontarsi e compattarsi dopo la brutta sconfitta con il Bologna in campionato e il -2 in classifica che ha fatto piombare il Napoli al quinto posto, per di più senza il suo leader del reparto arretrato. Il tecnico ha chiesto a tutti il massimo impegno per archiviare il momento delicato della stagione. La ricetta può sembrare anche banale. L’unione d’intenti è fondamentale per voltare pagina e scalare nuovamente posizioni in classifica.

In attesa del sostituto (alla lista si aggiunge pure Zaccardo che costa meno di Neto del Siena, valutato 8 milioni), l’apporto di Cannavaro sarà, comunque, prezioso: sarà in campo pure stamattina per l’ultima rifinitura prima della sfida di stasera contro il Bologna. Poi non salirà nel pullman con gli altri, ma si accomoderà in tribuna con rabbia, delusione ma anche una voglia matta di riprendersi al più presto quel sogno che adesso assomiglia ad un brutto incubo.

Repubblicanapoli.it

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